L’ANNIVERSARIO. Il 6 luglio il bicentenario dell’Istituto Campostrini
La grande intuizione avuta della fondatrice: creare un luogo per dare istruzione alle ragazze senza mezzi ed elevare il rango delle donne.Due secoli d’impegno a favore della formazione dei giovani e della cultura. È il traguardo dell’Istituto Campostrini di via Santa Maria in Organo 2, a Veronetta, che il 6 luglio festeggia il bicentenario delle sue attività educativo-formative a servizio della cultura.L’Istituto Campostrini nasce insieme al carisma educativo di Teodora Campostrini (1788-1860), «una figliuola della città di Verona» come lei stessa, segnando affettuosamente l’appartenenza alla comunità veronese, parla di sé nel documento di presentazione delle Regole di vita e della missione dell’istituzione che fonda la Congregazione delle Sorelle Minime della carità di Maria Addolorata. Il 6 luglio 1818 è la data assunta ad inizio dell’Istituto Campostrini a San Massimo e poi trasferito in città nel 1821.Il legame profondo di Teodora Campostrini con la città emerge pure dalle parole che rivolge, in un incontro privato, all’imperatore Francesco I, venuto a Verona nel 1822 in occasione del Congresso dei Sovrani d’Europa. A Francesco I, Teodora chiede personalmente l’aiuto per il riconoscimento e l’approvazione della sua istituzione, spiegandogli che l’ordine religioso «a studio di vita perfetta per le vergini che desiderano abbracciarlo» nasce dal «vivo desiderio di giovare al popolo della mia Verona con l’educazione delle fanciulle nella scuola gratuita che aprirà l’Istituto». Riceve l’assenso verbale dell’imperatore per la scuola e, nel 1829, il riconoscimento ufficiale, il decreto di approvazione della Cancelleria di Vienna. Ma più di ogni altra cosa è l’opera di bene che Teodora Campostrini iniziò, organizzò e fece crescere in Verona offendo mezzi e strumenti per favorire l’istruzione, la formazione e la crescita umana e spirituale della gioventù e, in particolare delle donne.Teodora Campostrini non ebbe la strada spianata, ma lei senza temere le avversità seppe essere rigorosa nella proposta spirituale e coraggiosa nelle iniziative ed attività educative intraprese. L’intrecciarsi di situazioni socio-politiche complesse nella città a inizio ‘800, all’indomani della rivoluzione francese e delle conquiste napoleoniche, divisa tra il dominio austriaco e francese, devastata dagli eserciti stranieri con gravi e profonde conseguenze sociali, politiche e culturali, intersecano il maturare dell’intuizione carismatica di Teodora. E lei rivela duttilità e lungimiranza nel cogliere i segni dei tempi che cambiano nella sua città e intelligente capacità di farsi carico ad operare per il superamento di una particolare emarginazione, quella della donna.Ne nasce un originale progetto di vita, anche se Teodora non aveva mai pensato di diventare fondatrice. Teodora Campostrini, donna molto riservata, da una vita pienamente conforme alle esigenze monastiche con squisita finezza di spirito, dedizione, umiltà e una non comune consapevolezza fa nascere uno specifico progetto di formazione delle bambine e delle giovani bisognose. Così Teodora e le compagne che si uniscono a lei e con le quali trova una formidabile intesa di vita, operano convinte per il bene delle ragazze.A Veronetta agli inizi dell’800, c’era povera gente, artigiani, lavandaie, commercianti, addetti alle professioni minori e che tuttavia costituiscono il tessuto preponderante e vitale della città e Teodora stabilì proprio lì la sua casa e la aprì alle bambine e alle ragazze povere per farle studiare gratuitamente. Una rivoluzione per l’epoca: alle ragazze e generalmente alle donne appartenenti alle categorie sociali più povere e umili, non era offerta la possibilità dell’istruzione.Tuttavia la proposta di Teodora non liberava dalle difficoltà e dai problemi subito. Concedendo strumenti di istruzione e formazione umana e spirituale consentiva di appropriarsi di modalità di pensiero che supportano il percorso esistenziale per cambiare la propria condizione, affrontare la vita con consapevolezza e trarre fuori da se stessi il meglio per cambiare, qualificare responsabilmente la propria vita e partecipare alla costruzione del bene comune. Nel tempo la sua iniziativa formativa, culturale e spirituale portava al riscatto della condizione della donna, produceva effetti benefici per l’intera società.Teodora cura personalmente la formazione nell’Istituto e quella delle maestre. Inoltre, non moltissimo tempo dopo l’avvio ed il consolidamento delle attività educative, nel 1836 chiese ed ottenne di poter tenere nell’Istituto un corso di metodica, volendo favorire quelle giovani impossibilitate a frequentare la scuola regia per conseguire la patente di maestra e offre così la possibilità ad altre donne di dedicarsi alla formazione. Conclusi gli studi, la patente di maestra veniva rilasciata dopo aver sostenuto un esame in una scuola pubblica. Non fu questa l’unica conquista: nel 1850, giunse la concessione di insegnare la pedagogia alle scolare.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 21

Data: 1/07/2018