IL CASO DEI REPERTI. A Roma l’incontro con il ministro. Già al lavoro la commissione scientifica.

Appello a Bondi: «Preoccupati per la sorte del patrimonio scientifico» L’esperto: «Isolata una nuova molecola che può sciogliere il mistero».

Selci blu del Museo di storia naturale, i 40 ricercatori di nove Paesi rivoltisi con un appello al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi alzano il tiro. E chiedono chiarezza sui fatti. Competenza e professionalità sulle analisi. Garanzie per la conservazione dei reperti. È quanto hanno ribadito ieri mattina all’Università La Sapienza di Roma, in una conferenza stampa in cui hanno presentato l’appello a Bondi, di cui abbiamo riferito nei giorni scorsi, affinché si nomini un comitato scientifico internazionale per valutare a fondo il problema.

Una commissione scientifica, però, è già al lavoro, formata da Soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto, Università di Padova e di Firenze, Spisal e Comune di Verona. En! tro fine luglio sono stati annunciati i risultati delle analisi svolte sui materiali e sugli ambienti che li contengono. E qualche risultato è emerso: «Abbiamo isolato una nuova molecola, un pigmento blu che, traghettato da idrocarburi, sarebbe all’origine della colorazione», spiega al telefono il professor Gilberto Artioli, del Dipartimento di Geoscienze di Padova che ha analizzato le selci, «ma siamo in attesa dei campioni raccolti nei magazzini per capire l’origine di questa sostanza». E l’ipotesi di sabotaggio? «Idiozie», sintetizza Artioli.

I 40 ricercatori — che avevano fatto circolare il loro appello anche sulla rivista scientifica «Nature» — vogliono manifestare l’allarme cresciuto all’interno della comunità scientifica internazionale. «La preoccupazione del mondo scientifico, al di là dell’individuazione delle responsabilità di chi è preposto alla gestio! ne e tutela dei beni archeologici», spiegano i ricercator! i illustrando la lettera a Bondi, «è dettato dalla preoccupazione per la sorte dell’immane patrimonio scientifico conservato al Museo di Verona. L’iniziativa della lettera aperta al ministro Bondi non è assolutamente un casus belli politico, è un allarme scientifico: il problema è scientifico, sia affrontato scientificamente coinvolgendo in modo che possa essere un caso di studio da considerare come riferimento».

Gli studiosi auspicano quindi che «una problematica sconosciuta sino a oggi nel campo della conservazione dei beni culturali sia una occasione di aumento delle conoscenze scientifiche per la comunità internazionale. Trasformare il problema in conoscenza quindi, perché situazioni analoghe non si ripetano in futuro o, nella malaugurata eventualità, si siano stabilite adeguate modalità e procedure per un intervento tempestivo». Sulla questione stanno indagando i carabinieri del Ris e la Procura, anche! per verificare se tutte le procedure nel trasferire i materiali sono stati rispettate, fra il 2006 e il 2009, tutte le procedure previste dalle legge 112 del 1998 sugli standard di conservazione dei musei. Il Comune ha già detto che tutto è stato fatto secondo i crismi. Intanto, da indiscrezioni, si apprende che la presenza di idrocarburi all’Arsenale sarebbe stata causata dalla presenza di una cisterna di carburante utilizzata un tempo dai militari e conservata vicino al magazzino. Il giallo non si spegne.

 

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 17/07/2010

Note: CRONACA Pagina 10