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IL MISTERO DEI REPERTI. Il caso è stato trattato anche sulla rivista scientifica «Nature»

Quaranta ricercatori di nove Paesi europei chiedono al ministro di intervenire. Il sindaco: «Li invito qui, non c’è alcun inquinamento»

 

Arriva sul tavolo del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi la vicenda delle «selci blu» del Museo di Storia naturale, cioè i reperti preistorici danneggiati dopo il trasloco da Palazzo Gobetti all’ex Arsenale, di cui L’Arena riferì il 18 maggio scorso. Oltre 40 ricercatori di nove Paesi — fra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Francia, Germania e Israele — invitano il ministro a intervenire su quello che definiscono un «gravissimo inquinamento, che non ha precedenti nella storia del patrimonio culturale mondiale».

La petizione è citata in un articolo della rivista scientifica Nature che attacca il Comune per come ha gestito il caso. I reperti — secondo un’ipotesi, citata dagli esperti, di Gilbert! o Artioli, docente all’Istituto di Geoscienze dell’Università di Padova che ne ha analizzato alcuni su incarico della Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto — si sono trovati in un ambiente inquinato da gas derivati da idrocarburi che, penetrando nel materiale poroso delle selci, le hanno alterate e colorate di blu. Le pietre, secondo gli scienziati, sarebbero ormai stati danneggiate in modo irreversibile, per un danno valutabile in alcune centinaia di milioni.

I ricercatori chiedono così a Bondi di «mettere in sicurezza, nel più breve tempo possibile, le collezioni preistoriche», di «nominare un Comitato scientifico internazionale, composto da riconosciuti studiosi di preistoria, atto a valutare le conseguenze del grave inquinamento sul contenuto scientifico dei reperti», di «individuare le risorse economiche per effettuare le analisi necessarie a comprendere quanto il danno chimico abbia deteriorato il s! ignificato scientifico delle collezioni del museo» e di &! #171;nominare una Commissione di esperti per valutare il grave danno erariale causato e per individuare le responsabilità in capo alle quali si chiede, fin da ora, la messa in mora preventiva».

Pronta la replica del sindaco Flavio Tosi: «Invito gli oltre 40 ricercatori a visitare il deposito del Museo di Storia naturale», dice. «Potranno così rendersi conto di persona che, nell’ambiente in cui sono conservati i reperti preistorici, non si respirano gas derivati da idrocarburi, che il danno non è inestimabile né, tantomeno, quantificabile in centinaia di milioni».

Quanto al giudizio degli esperti — «gravissimo inquinamento, che non ha precedenti nella storia del patrimonio culturale mondiale» — Tosi ribatte che «fa sorgere qualche perplessità: come fanno a esprimere opinioni così drastiche su un fenomeno di cui non hanno riscontri diretti? Posso comunque tranquillizzarli poiché, p! er capire le cause del viraggio in blu di una parte delle selci custodite, sono già al lavoro una Commissione mista fra Soprintendenza ai Beni archeologici del Veneto e Amministrazione comunale, presieduta dal Soprintendente regionale professor Vincenzo Tinè e alcuni laboratori specializzati, oltre allo Spisal e all’Arpav». Il Comune, dice, «è il primo ad avere a cuore le sorti dei reperti preistorici del suo Museo e sarebbe lieto se, accanto all’apposita Commissione di studio, il ministro Bondi volesse nominare anche degli esperti ministeriali». E ricorda, «a scanso di malevoli sospetti, che il trasferimento dei reperti dalle vecchie sedi all’attuale non fu decisa dalla Giunta comunale guidata da un “barbaro leghista”, ma da quella precedente di centrosinistra e che, superfluo forse ricordarlo, sia l’operazione che la nuova sede furono autorizzate dalla Soprintendenza ai Beni archeologici».

 

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 15/07/2010

Note: CRONACA Pagina 10