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Definire «camera a gas» il magazzino non è reato –
Una selce diventata di colore blu nel magazzino dell´ex Arsenale –

«Fu la Sovrintendenza del Veneto a scrivere al Comune il 28 luglio 2010 di aumentare la ventilazione dei locali, di rimuovere i tappetini e di aprire i sacchetti di cellophane in cui erano custodite le selci», un elemento che è corrispondente «a quanto denunciato da Rook» nel suo articolo pubblicato sul National Geografic il 14 luglio 2010.
Nessuna diffamazione, nessuna offesa perchè il commento dello scienziato circa le condizioni in cui erano stati immagazzinati i reperti rappresentava la «fotografia» del luogo. E quindi definire «camera a gas» il magazzino in cui decine di migliaia di resti dell´epoca neandertaliana – considerato che poi fu l´ente di tutela regionale a stabilire le misure da adottare per una migliore conservazione – per il giudice Guido Taramelli, così come lo era stato per il pm Beatrice Zanotti, non fu diffamatorio. E, respingendo l´atto di opposizione all´archiviazione presentato dal Comune di Verona, ha definitivamente chiuso la querelle che vedeva da una parte un componente della comunità scientifica internazionale e dall´altra le modalità di immagazzinamento e trasloco di un patrimonio di inestimabile valore storico.
Mandato in archivio il primo capitolo relativo al «giallo» della selci diventate blu cobalto, una variazione di colore dovuta alla molecola «Giulietta e Romeso», Lorenzo Rook, difeso dall´avvocato Matteo Nicoli, esce di scena. Restano in piedi invece le altre contestazioni relative alle violazioni di norme volte a tutelare il patrimonio storico archeologico. Addebiti che il pm ha mosso all´allora direttrice del Museo Civico di Storia Naturale che oltre alle violazioni relative alle autorizzazioni (non chieste per tutti i trasferimenti) deve rispondere di danneggiamento. Ma è un´altra storia.F.M.

 

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 22/02/2013

Note: CRONACA Pagina 15