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IL GIALLO DEI REPERTI ROVINATI. Dopo l’appello dei ricercatori stranieri al ministro Bondi, il mistero si infittisce.

Il soprintendente Tinè: «I risultati entro la fine di luglio. Infondati gli attacchi di Nature». Perbellini: «Siamo aperti a tutte le ipotesi». 

Un lumicino bianco sul «giallo» del blu. Che scalda gli animi. Inquinamento ambientale da idrocarburi o sabotaggio? Agli scienziati, ai carabinieri che stanno indagando con il Ris, e alla procura che pure sta facendo luce, l’ardua sentenza. Ma intanto, uno spiraglio di luce s’intravvede. È stretta finale sulle analisi per capire come mai alcune selci preistoriche del Museo di storia naturale conservate all’ex Arsenale sono diventate blu.

«Entro la fine di luglio contiamo di avere a disposizione le analisi dei laboratori delle Università di Padova e di Firenze, unite a quelle dello Spisal, che ci consentiranno di comprendere esattamente che cosa è successo e quali contromisure adottare». A dirlo, al telefono, è il sopri! ntendente per i Beni archeologici del Veneto, Vincenzo Tinè, paleontologo, che interviene ancora una volta sui reperti, di proprietà della Soprintendenza, che dal 2006 al 2008 furono trasportati da Castel San Pietro all’ex Arsenale. Dove poi sono confluti anche numerosi altri reperti del Museo conservati fino a qualche mese da a Palazzo Gobetti, la sede del Museo venduta.

Poco più di una settimana, dunque, e una qualche parola definitiva si potrà dire su un caso, sollevato da L’Arena il 18 maggio scorso, che ha assunto dimensione nazionale e planetaria, andando a finire sul tavolo del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. A lui si sono rivolti 40 ricercatori di nove Paesi, con un appello a fare chiarezza sulla vicenda. Anche la rivista scientifica Nature le ha dedicato un articolo, attaccando il Comune e indirettamente il Museo per come hanno gestito il trasloco. Proprio a Nature, però, essendo stati chiamati! in causa a loro dire impropriamente, controbattono con una no! ta Tiné e Gilberto Artioli, del dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, che con quello di Chimica del medesimo ateneo con Andrea Tapparo, uniti ai docenti Martini e Pallecchi di Firenze e allo Spisal, in collaborazione con il Comune, indagano. «Nature suggerisce un punto di vista contrastante fra le parti coinvolte nel comprendere il fenomeno e ciò non è corretto», scrivono i due, spiegando come il cambio di colore sia riconducibile a idrocarburi. E forse al contatto con il materiale dei contenitori delle pietre. «È stato un fenomeno nuovo», puntualizza al telefono Tiné, «imprevedibile, che stiamo cercando di capire a fondo. Un sabotaggio? Tenderei a escluderlo, assolutamente».

L’assessore alla cultura, Erminia Perbellini, sta in guardia: «Finché non avremo i risultati non eslcudiamo alcuna ipotesi», dice al telefono, facendo intendere che quella del sabotaggio potr! ebbe starci. «Vorrei ricordare, però, che quei reperti sono stati trasportati da Castel San Pietro all’Arsenale quattro mesi prima dell’insediamento della nostra amministrazione», aggiunge, «e con l’approvazione della Soprintendenza e con tutte le modalità corrette. Il luogo in cui sono conservati ora è certamente più idoneo di Castel San Pietro». Dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, Salvatore Papadia, arriva però un altolà: «Invito la presidente della commissione cultura Cametti», ha detto in Consiglio comunale, «a riunire la commissione prima della fine dell’estate, per chiedere chiarimenti all’assessore».

 

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 16/07/2010

Note: CRONACA Pagina 13