Wally con il marito Elios e la figlia Eliana durante la guerra

LA CENTENARIA. Oggi Wally Battisti compie 105 anni e fa un confronto tra la vita durante i conflitti mondiali e quanto sta accadendo ora con l’epidemia di Covid-19
Spiega: «Non ci sono i bombardamenti ma tutti i giorni c’è la paura di poter morire»
«Ho vissuto due guerre mondiali e penso ci siano aspetti simili a quanto sta accadendo ora con il Coronavirus. In primo luogo la paura della morte perché, come in guerra, non si sa chi verrà colpito e quando succederà. C’è il timore per i familiari che devono uscire per lavorare, magari negli ospedali dove il rischio di ammalarsi è alto, e poi c’è chi è solo e anziano e deve arrangiarsi. È vero che non c’è l’incubo dei bombardamenti, ma durante la guerra c’era almeno la possibilità di uscire, andare dai vicini di casa per farsi coraggio a vicenda e ci si poteva abbracciare per consolarsi. Adesso non poter vedere più nessuno credo metta a dura prova chi vive solo».Wally Battisti, insegnante in pensione che vive ad Arbizzano (Negrar), oggi compie 105 anni ed è quasi incredula di «esserci ancora». «Chi l’avrebbe detto», commenta. «Già 104 anni mi sembravano tantissimi. Avrei voluto festeggiare questo traguardo con i miei parenti, nipoti e pronipoti. Ma in fondo della festa mi importa poco, mi manca invece tanto non poterli vedere. Le ultime volte che i miei nipoti sono riusciti a venire mi hanno salutata attraverso i vetri della finestra, ma purtroppo ci vedo poco». Nonostante la vista l’abbia quasi abbandonata, sia stomizzata (ha superato in modo sorprendente un intervento molto invasivo a 98 anni) e ci senta poco, Wally Battisti è lucida e serena. Combattiva lo è sempre stata e anche ottimista. «Ho sempre preso la vita con filosofia», sottolinea, «intervenendo quando potevo e sperando si sistemasse tutto quando non potevo fare niente. E poi ho una grande fede. Non posso non averla. Nei momenti più difficili della mia vita pregavo e un aiuto arrivava sempre. Come quando, durante la seconda guerra mondiale, mio marito stava morendo per un’infezione renale. Dovevo portarlo in ospedale ma i tedeschi avevano requisito tutti i mezzi. Non sapevo più cosa fare, ero disperata», prosegue. «Allora ho pregato e dopo alcune ore ha suonato il campanello un parente di un vicino di casa. Aveva saputo cosa stava succedendo ed era riuscito a trovare un’auto: ci ha accompagnati in ospedale sfidando il coprifuoco e mio marito Elios ce l’ha fatta. Adesso», continua, «prego perché questo virus passi presto». Ogni giorno recita il rosario per gli ammalati di Covid-19. Vive con sua figlia Eliana e il genero Giovanni, che continua a ringraziare per ciò che fanno per prendersi cura di lei. Quello che accade lo segue in tivù con le cuffie a volume alto ed è sempre aggiornata. «È spaventoso come si diffonda questa malattia», commenta. «Mai avrei pensato che potesse accadere di nuovo una cosa simile. Ho avuto la nonna che è morta di febbre Spagnola, ma credevo fossero epidemie d’altri tempi, invece…». Della prima guerra mondiale ricorda la festa per la fine del conflitto. «Avevo tre anni», racconta, «ed ero sulle spalle del mio papà. In quel periodo vivevamo a Piazzola sul Brenta e abbiamo tutti festeggiando a villa Contarini. Ricordo la gioia, le persone che si abbracciavano. Chissà se accadrà una cosa simile anche alla fine di questo periodo. Penso di sì e mi dispiace non poter partecipare. Ormai mi muovo poco, perché da qualche mese faccio fatica a camminare. Mi piacerebbe avere cinquant’anni di meno, questo vorrei per il mio compleanno, perché anche se ho 105 anni e sento il corpo vecchio, a me piacerebbe fare ancora tante cose».Il secondo conflitto mondiale, invece, l’ha vissuto in pieno. «È stata dura», racconta, «soprattutto perché avevo una figlia molto piccola da proteggere. «Si faceva fatica a trovare il latte per bambini. Il cibo era razionato. C’era poco burro e anche poco zucchero, che non mangiavo per darlo a mia figlia. E poi c’era un surrogato del caffè. Quanto ho sognato in quegli anni di bere un buon caffè! Però la vita in qualche modo andava avanti, certo con il pensiero rivolto a chi era in guerra. Io avevo quattro fratelli al fronte, uno prigioniero in India. I tedeschi avevano occupato il paese, ma la vita proseguiva», continua. «Noi stavamo a Valeggio. Ricordo che mio marito, che non era andato in guerra perché era orfano, con la madre e il fratello più piccolo a carico, usciva di notte per andare in campagna a comprare qualcosa da mangiare. Poi quando siamo sfollati ai “Turchetti” lui tornava dal lavoro in bicicletta e quando bombardavano si nascondeva nei fossi. Di notte bisognava stare al buio per non farsi vedere. Adesso mi dice mia figlia che tanti accendono candele alle finestre e cantano e suonano sui balconi. Impensabile in tempo di guerra».Wally sottolinea anche che durante i conflitti i meno a rischio erano proprio gli anziani, che potevano stare lontani dal fronte. «Ora, invece, con il Coronavirus sono, anzi siamo, in prima linea. Mi dispiace che tanti nonni non potranno avere la fortuna che ho avuto io di vedere crescere i loro nipoti. È veramente triste». A scuola insegnava economia domestica e in classe le sue alunne preparavano calze di lana per i soldati in Russia. «Il pensiero di tutti era sempre lì, ma le attività non erano ferme come adesso. I ricordi brutti ci sono, ho visto soldati giustiziati in piazza e fucilati alle spalle, ma preferisco non pensarci. Tutte i periodi brutti alla fine passano e spero che, com’è successo dopo le due guerre, prevalga la voglia di ricostruire e di ripartire».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 15

Data: 29/03/2020

Note: C.T