Giovane aspirante attrice dello Stabile del Veneto

SANT’EUFEMIA. Nel chiostro debutta, dopo il lungo stop, lo spettacolo degli aspiranti attori del Teatro Stabile del Veneto

Applausi per i Sonetti del Bardo e le musiche eseguite dall’accademia Alive Una ri-fioritura attesa alla quale ha presenziato anche il sindaco Sboarina
Energici, entusiasti, portatori sani di speranza per un futuro da riscrivere tutti assieme. Anche sotto la pioggia battente che ieri sera ha fatto slittare il debutto della compagnia di quasi mezz’ora, imponendo audaci, ma egualmente apprezzati, cambi di allestimento e di scaletta al volo.A Verona il teatro riparte dai giovani. Dagli aspiranti attori della «Scuola Teatrale d’Eccellenza» del «Teatro Stabile del Veneto», e dagli artisti in erba delle scuole di teatro e di musica dell’accademia «Alive» che, uniti sul palco a cielo aperto – o meglio, coperto – di Sant’Eufemia, hanno alzato il sipario e fatto ripartire l’estate scaligera.Una schiera di talenti in piena ri-fioritura, data la reclusione forzata che per mesi li ha tenuti lontani sia dalle scene, che dalle aule studio, senza con ciò scalfirne né la tensione artistica né il desiderio di tornare a esibirsi dal vivo, dove nonostante il meteo molesto hanno potuto schiudere tutte le emozioni maturate durante la «tempesta».Ad aprire la serata è stata una selezione dai celebri e bellissimi Sonetti di William Shakespeare, interpretati dalle giovani eccellenze del Teatro Stabile del Veneto, organizzatore della rassegna «Il Teatro riparte», insieme al Comune di Verona e alle amministrazioni di Venezia, Padova, Treviso che, in simultanea, hanno allestito altrettanti spettacoli.Cinque i ragazzi diretti da Giorgio Sangati, dotati tutti di curata dizione, che sotto i portici del chiostro di Sant’Eufemia hanno offerto un’anticipazione di quella che il prossimo 21 luglio, nello stesso luogo, li rivedrà impegnati nella messa in scena integrale della silloge shakespeariana.A ricordarlo, il direttore dell’Estate Teatrale Veronese, Carlo Mangolini, intervenuto con l’assessore alla Cultura di Verona Francesca Briani e il sindaco Federico Sboarina il quale, nel fare gli onori di casa, ha benedetto il nuovo matrimonio, «bagnato quindi fortunato», tra le istituzioni e la comunità. Ma anche «tra la comunità e il teatro, l’arte, la cultura, che suggellano il nostro bisogno di stare insieme e crescere insieme».Un desiderio ed un auspicio impreziosito dalle solenni note dell’inno di Mameli, intonato dai cori di Alive diretti da Paolo Facincani. Dall’ensmble di voci bianche, incaricato di inebriare i cento spettatori in assetto anti contagio, con i colori della tradizione popolare veronese, di cui fanno parte «La bicicleta» e «Voria cantar Verona» di Berto Barbarani, arrivano le vibrazioni più calde, quelle di anime delicate e al contempo temprate dalla prova dei tempi.Caratteri che, con l’accompagnamento live di Claudio Sebastio al pianoforte, e di Fabio Cobelli alla batteria, si ripropongono anche nelle voci più adulte. Non rari gli applausi di incoraggiamento al coro giovanile di Alive, che incanta sia nel repertorio pop melodico che nel suggestivo finale mozartiano.Convincenti anche le performance di Anna Pasqualini, Annamaria D’Onghia e Nicolò Bruno, della Scuola di Teatro Alive, diretta da Silvia Masotti e Camilla Zorzi. Le prime alle prese con un dialogo a distanza tra il personaggio di Re Lear e il Matto, metafora teatrale della verità svelata. Il terzo, con un monologo tratto da «Il Mercante di Venezia», capace – pur in assenza di effetti scenici – di rendere tutta la forza impressa in ogni «verbo» del Bardo.

Tratto da: L'Arena - cultura- pag. 45

Data: 16/06/2020

Note: FRANCESCA SAGLIMBENI -