Corso Portoni Borsari come i Navigli di Milano? Nel primo venerdì sera della Fase 2 il centro si anima all'ora dell'aperitivo

I NODI DELLA FASE 2. A Milano assembramenti che preoccupano. Sboarina «sconsiglia» eventuali emulatori
Il sindaco: «I veronesi fin qui consapevoli. Non possiamo rovinare adesso due mesi vissuti in isolamento. Il rischio è di tornare indietro»
Liberi sì, ma attenzione a farne buon uso della nuova libertà. Non è per tutti, non è da tutti. E la città, seppur disciplinata nel vivere la sua Fase 2, ha fatto registrare qualche episodio di indisciplina. Assembramenti diffusi, pure un uso “leggero” delle mascherine. Nulla di eclatante? A volte si dice: sbaglia uno, pagano tutti. Ma dopo due mesi di angoscia e lockdown, nessuno vuole tornare indietro a causa di comportamenti scriteriati da parte di pochi.SACRIFICI. Lo dice anche Federico Sboarina nelle riflessioni di giornata. Seccato, contro chi, non ha rispetto del sacrificio di molti. E pure della sofferenza, di chi, non lavora da tempo. E si fa trascinare da pensieri che portano al buio e non trovano contatto con la speranza che cerca spazio. NAVIGLI. Pure il sindaco ha visto le immagini dei Navigli di Milano in versione (quasi) “tutti liberi”. La folla meneghina ha preso d’assalto le vie della movida milanese. Voglia (legittima) di libertà. Ma poco buon senso. Storia vecchia. «Qui non deve accadere» sottolinea Sboarina. «Il sindaco Sala si è arrabbiato molto. E se succede, capiscono tutti cosa accadrebbe. Non ne voglio nemmeno parlare. Il rischio è dover tornare indietro». Arriva il fine settimana. Orizzonti aperti, una mappa da consultare che si è improvvisamente ingigantita. Due mesi fa Verona si era riversata in strada, poco prima di finire in guardina. E adesso? Paura che la “sindrome” da Navigli attecchisca anche qui?PARALLELI. Riattacca Sboarina: «Rispetto al 7 e 8 marzo (week and che arrivava all’inizio di un lungo percorso di isolamento ndr) deve esserci una consapevolezza diversa. Due mesi fa, le persone era all’inizio del suo percorso, e Verona era la città che, dal punto di vista dei contagi, aveva avuto un impatto iniziale decisamente meno forte rispetto ad altre realtà. Non c’era ancora tutta quella consapevolezza che avremmo trovato nelle giornate successive, quando saremo entrati nel pieno del lockdown. Si è fatto un enorme sacrificio nello stare a casa». BUON SENSO. «Oggi, invece, viviamo una riapertura ed una fase che è figlia del buon senso e dei comportamenti virtuosi avuto da parte della cittadinanza. Non si chiede più di stare in casa, non si vieta di andare a fare la passeggiata fuori dal proprio territorio. Ma, il tema è un altro: rispetto a due mesi fa, se non vogliamo tornare a quelle condizioni, dobbiamo fare tutte queste cose con una diversa consapevolezza. Perché in mezzo, forse qualcuno se n’è dimenticato, sono passati due mesi durante i quali siamo stati costretti a vivere da rinchiusi in casa, nell’attesa che il contagio diminuisse». VARIABILE. «Dunque, la variabile diversa oggi è la consapevolezza rispetto a quel fine settimana del 7 e 8 marzo. Tutte le cose che ci sono permesse di fare oggi, devono essere fatte con maturità e responsabilità. Chiedo di tenere la mascherina, chiedo di non fare assembramenti. Non ha senso portare la mascherina sul volto e poi tirarsela giù per fermarsi a parlare con qualcuno. La maggioranza dei veronesi ha dimostrato di avere consapevolezza di quello che va fatto e di quello che non va fatto». Oggi arriva la prova week end.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 16

Data: 9/05/2020

Note: SIMONE ANTOLINI - foto Marchiori