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IL CASO. Baristi chiedevano di sospendere l’ordinanza del sindaco
Slot machine, fioccano multe a gestori che non rispettano le limitazioni di apertura imposte dall’ordinanza del Comune – massimo otto ore al giorno, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 22 – e intanto i giudici del Tribunale amministrativo regionale respingono il ricorso di alcuni titolari di bar (di nazionalità cinese, ma anche italiani) che chiedevano di sospendere il provvedimento. Il Tar del Veneto infatti, con sentenza del 12 maggio, ha respinto l’istanza di sospensiva presentata da alcuni titolari di bar con sala slot nei confronti dell’ordinanza del sindaco del febbraio scorso, che ha imposto appunto la riduzione dell’orario delle sale giochi e degli apparecchi con vincita in denaro installati negli esercizi autorizzati.Lo ha reso noto, dopo la riunione della Giunta, l’assessore alle attività economiche Marco Ambrosini, che spiega: «Il Tribunale amministrativo regionale ha ritenuto il provvedimento del sindaco congruamente motivato e comprensivo di una serie di dati ed elementi di fatto, riferiti alla situazione del Comune di Verona e relativi alla lotta alla ludopatia», puntualizza, «ritenendo quindi insussistente il difetto di istruttoria dedotto dai ricorrenti».L’ordinanza dello scorso febbraio, lo ricordiamo – e sono numerosi anche i Comuni veronesi che hanno operato in tal senso, in questi mesi – ha ridotto dalle 14 ore dell’ordinanza sindacale del 2000 a massimo otto ore, come detto, la possibilità di tenere aperte le sale da gioco con slot machine. E massimo otto ore di messa in funzione delle macchinette per altri locali, come i bar, che hanno un orario di apertura dell’esercizio più esteso. Il caso, in città, era scoppiato per la polemica sollevato da residenti di Borgo Trento, e poi da associazioni, comitati e anche forze politiche, contro l’apertura di una nuova sala da gioco in Borgo Trento, in via Todeschini. Non potendo intervenire sulla possibilità o meno di aprire le sale e di rilasciare le licenze – il che è competenza dello Stato – il Comune ha dunque agito per quanto può, limitando appunto gli orari di apertura.Nel frattempo, c’è chi si batte per prevenire il fenomeno della ludopatia, con raccolte di firme o mozioni nelle circoscrizioni (come quella di Battiti) per evitare che le sale gioco sorgano a meno di 500 in linea d’aria da luoghi sensibili, come scuole, centri sportivi, luoghi di ritrovo per giovani. Lo scorso anno al Servizio dipendenze dell’Ulss 20 si sono rivolte 1.696 persone, il 12 per cento in più 2014, per chiedere aiuto per sé o per un familiare schiavo del demone del gioco; nel 2015 c’erano 176 persone in terapia per gioco d’azzardo patologico.

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Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA -cronaca pag. 12

Data: 14/05/2016

Note: E.G.