LOTTA ALL’INQUINAMENTO. L’ordinanza ferma circa 30mila veicoli, si temono disagi. Deroghe per chi ha più di 70 anni e per chi ha un reddito Isee sotto i 16.700 euro
Critiche e firme contro l’ordinanza che ferma gli euro 3 diesel. Corsa contro il tempo: i cartelli non sono ancora pronti

Da oggi scattano le limitazioni per le auto più vecchie, soprattutto diesel, dalle 8.30 alle 18,30
Da oggi in città, circa 30mila veicoli, quelli considerati più inquinanti, nei giorni feriali dovranno restare in garage fino al 31 marzo. Scatta, infatti, il blocco alle auto e ai veicoli commerciali diesel fino agli Euro 3. E scatta non solo nel Veneto ma anche in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, pur con orari e regole diverse, ma in ogni caso si fermeranno oltre un milione e centomila veicoli. Le quattro Regioni avevano infatti raggiunto un accordo con il ministero dell’Ambiente dopo che l’Unione europea aveva sanzionato l’Italia per lo smog.È previsto, tuttavia, un lungo elenco di deroghe che si può consultare sul portale web di Palazzo Barbieri. Tra l’altro fanno eccezione al divieto gli ultrasettantenni e coloro che hanno un reddito, certificato dalla dichiarazione Isee, sotto i 16.700 euro.È corsa contro il tempo, intanto, per gli addetti del settore Mobilità e traffico del Comune incaricati di installare la segnaletica stradale che indica gli orari di stop (dalle 8,30 alle 18,30 da lunedì a venerdì tranne che nelle festività infrasettimanali). Fino a ieri, infatti, molti cartelli indicavano gli orari, meno restrittivi, in vigore lo scorso anno.E sono molti i cittadini che continuano a rivolgersi al centralino della polizia municipale per avere maggiori informazioni, segno di come la misura abbia colto di sorpresa tanti automobilisti.Alla vigilia dell’entrata in vigore dei provvedimenti anti smog si riaccende lo scontro politico. E alla petizione, con raccolta di firme nei mercati, contro un’ordinanza definita «immotivata, inutile e dannosa» promossa dalle formazioni che fanno capo all’ex sindaco Flavio Tosi e a Patrizia Bisinella, aderisce anche il consigliere comunale del Pd Federico Benini. «Sarò sempre in prima fila», dice annunciando la decisione di appoggiare l’iniziativa di Lista Tosi e Ama Verona, «per eliminare ogni provvedimento classista che ha come unico obiettivo quello di umiliare le persone. Girare con la certificazione dei redditi Isee nel cruscotto della macchina accanto al libretto di circolazione», spiega Benini, «è l’umiliante obolo che i cittadini devono pagare all’immobilismo di questa amministrazione. L’assessore Segala e il sindaco», esclama, «sanno benissimo che la rete di trasporto pubblico non è ancora concorrenziale rispetto al mezzo privato». Secondo l’esponente dell’opposizione «è ingiusto mettere i bastoni tra le ruote a chi usa la macchina per andare al lavoro costringendolo a rivelare al vigile di turno la propria situazione economica, arrivando al paradosso che il manager col Suv nuovo di zecca non ha limitazioni mentre l’operaio o l’impiegato che hanno scelto di estinguere il mutuo sulla casa piuttosto che cambiare l’auto sono costretti a compilare scartoffie per recarsi al lavoro».Tommaso Ferrari di Verona Civica (centrosinistra) parla invece di «diatriba strumentale». E, rivolto all’ex sindaco, aggiunge: «Fa sorridere vedere tra i promotori di petizioni chi ha peggiorato la mobilità cittadina». Ferrari si dice «assolutamente d’accordo con misure, anche drastiche. Ma il vero problema», sottolinea, «non è solo il motore ma soprattutto la quantità di chilometri ed è li che bisogna incidere». A tale riguardo sollecita un piano del traffico per i grandi eventi «per evitare imbottigliamenti e tubi di scarico per ore in coda», la «liberazione» della Ztl dalle auto, l’ampliamento della la rete ciclabile per il collegamento città-quartieri, investimenti su una maggiore efficienza energetica degli edifici comunali, «fonte di inquinamento di cui nessuno parla». Le risposte, conclude Ferrari «non possono essere i mobility day o il blocco degli Euro 3, iniziative giuste ma che sono solo foglie di fico».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 7

Data: 1/10/2018

Note: Enrico Santi