LOTTA ALL’INQUINAMENTO. Nonostante raccomandazioni per frenare l’emergenza, ci sono comportamenti non virtuosi
Ieri in via Mazzini spalancati 55 esercizi su 82: e dentro riscaldamento al massimo con emissioni e spreco di energie. Dall’anno prossimo sarà imposta la chiusura

Verona immersa nella nebbia nello smog: e così l’aria diventa irrespirabile

Tre negozi su quattro in centro storico tengono le porte aperte. D’inverno con il riscaldamento acceso e d’estate con l’aria condizionata funzionante. Ma quest’abitudine è destinata a durare ancora per poco: già a partire dalla prossima stagione autunnale, infatti, qualcosa cambierà. Gli assessori Ilaria Segala, all’Ambiente, e Francesca Toffali, al Commercio, stanno valutando infatti di imporre agli esercizi commerciali, a partire dal prossimo ottobre, la chiusura delle porte d’ingresso quando sono in funzione gli impianti di climatizzazione e di riscaldamento. Una misura che mira, chiaramente, a ridurre gli sprechi di energia e a contrastare l’inquinamento atmosferico, che in questi giorni è accuratamente monitorato dall’Arpav.Il problema è quello, annoso, delle polveri sottili: quel pm10 che non può superare il valore giornaliero di 50 microgrammi al metro cubo, e comunque non più di 35 volte all’anno. Ebbene, solo in gennaio, quel limite è stato oltrepassato 12 volte (Verona risulta comunque, dopo Belluno, la città più in salute del Veneto).I fattori inquinanti sono certamente numerosi: le emissioni delle auto, quelle delle aziende del territorio, il riscaldamento delle abitazioni private, ma anche i negozi sembrano fare la propria parte. È sufficiente fare una passeggiata, la classica «vasca», in via Mazzini per rendersene conto. Su 82 attività commerciali aperte, ben 55 ieri pomeriggio avevano le porte aperte. Tre su quattro. Un chiaro messaggio lanciato ai clienti per spingerli non solo a curiosare tra la merce in vetrina, ma a entrare e andare alla scoperta di quanto esposto sugli scaffali dei negozi. E la percentuale è ancora più alta se si considera che, tra quei 27 esercizi che scelgono di tenere le porte chiuse, molte sono gioiellerie, farmacie o griffe d’alta moda, che mettono al primo posto la sicurezza o che preferiscono riservare le proprie collezioni ai clienti più esclusivi.Quest’abitudine dei commercianti non è passata inosservata ai cittadini che, nei mesi scorsi, hanno inviato varie segnalazioni a Palazzo Barbieri, lamentando lo spreco energetico che ne consegue.Già a inizio settimana, quando è stato raggiunto il livello di allerta 1, l’assessore Segala aveva ricordato i provvedimenti anti-inquinamento della Regione, che prevedono il divieto di utilizzare generatori di calore domestici alimentati da legna o pellet. Inoltre, Segala aveva invitato i cittadini a mantenere i termostati di casa al massimo sui 21 gradi (di notte, possibilmente, ancora più bassi) e gli uffici, i negozi, le attività industriali e artigianali a chiudere i battenti.Invito che, evidentemente, non è stato ascoltato. «Dopo alcuni incontri con le associazioni di categoria è emersa la richiesta di partire con il provvedimento da ottobre, in modo da lasciare tempo ai commercianti di adeguarsi», spiega l’assessore Segala. «Invitiamo comunque gli esercenti ad organizzarsi fin da subito, in modo da arrivare preparati al prossimo autunno ed evitare di incorrere in sanzioni».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 14

Data: 1/02/2018

Note: Manuela Trevisani - foto Marchiori