AMBIENTE E MOBILITÀ. Finora la situazione è stata migliore rispetto al Veneto orientale: a Vicenza, Treviso, Rovigo, Padova, Venezia i blocchi sono già iniziati
Siamo alla soglia dei 35 sforamenti consentiti, se i picchi resteranno alti sarà allerta arancione. Segala: «Meglio di altri anni»

Verona è tra le città migliori del Veneto, ma lo smog sta crescendo
È una questione di tempo. Soprattutto nel senso di «meteo». La soglia dei 35 giorni con le polveri sottili oltre i valori di guardia fissati come limite dalla normativa è quasi raggiunta: 33. Manca, per fare scattare come già accaduto ieri a Vicenza il blocco dei veicoli diesel fino alla classe «euro 4», la sequenza: quattro giornate consecutive oltre la soglia. Il bollettino Arpav di lunedì potrebbe risultare decisivo. Verona, intanto, resta con Belluno (ma l’aria di montagna, si sa, non è quella padana, ndr) l’unico capoluogo veneto con l’allerta ancora a livello «verde». L’«arancione» corrisponderebbe, appunto, allo stop di gran parte del parco auto alimentato a gasolio attualmente circolante.INCOGNITA. «Considerata la stagione è forse la prima volta che si verifica una situazione positiva. Non significa che ne usciremo indenni, senza necessità di provvedimenti più incisivi in termini di circolazione: molto dipende infatti dall’andamento della stagione. Ma qualche segnale di miglioramento, in termini generali, è già avvertibile», commenta l’assessore all’Ambiente, Ilaria Segala. I dati, per ora, sono confortanti: i più bassi del decennio e da quando sono state installate le centraline di rilevamento dell’Arpav. I 33 superamenti della soglia delle famigerate «pm10» registrate in Corso Milano (29 alla stazione del Giarol Grande) danno una concentrazione media di 29 microgrammi per metro cubo su un limite di 50. Nel 2017 erano stati oltrepassati 57 volte, 76 nel 2015. Nel resto del Veneto la situazione, al momento, è più critica: Padova conta 50 giornate oltre i limiti, Venezia 49, Rovigo 40, Treviso 39 e Vicenza 36.«Potrebbe accadere anche a noi di arrivare all'”allerta arancione”, per una serie di variabili climatiche», ammette l’assessore Segala. «Ma il segnale, in questa stagione, ha qualcosa di positivo: mostra come le limitazioni alla circolazione, sia pure pesanti per l’assenza come era in passato di una “finestra” a metà giornata, stia dando qualche risultato. Un dato incoraggiante se si consideri la sostanziale parità, a livello di condizioni meteorologiche, traffico e insediamenti industriali, tra i capoluoghi del Veneto, con la sola, evidente, esclusione del Bellunese». Non servono infatti centraline per stabilire come l’aria, a due passi delle Dolomiti, sia più pura.CAMBIAMENTO. Non è un effetto dei Mobility Day, ammette Segala. «Lo scopo dell’iniziativa era ed è, soprattutto, rivolto a cambiare l’approccio allo spostamento in ambito urbano. E in questo senso qualche risultato positivo si comincia comunque a intravvedere».La differenza, condizioni meteorologiche a parte, «sta certo nella limitazione più stringente nella circolazione ma anche nel progressivo rinnovamento dei veicoli, come confermano i dati forniti dall’Aci». Chi acquista un’automobile, oggi, considera anche il fattore ambientale: ovvero la possibilità di circolare anche in tempi di restrizioni.Verona dunque, per il momento, resta al livello «verde» dell’allerta: divieto di circolazione, dal lunedì al venerdì, dalle 8,30 alle 18,30, per i veicoli alimentati a benzina «euro 0 e 1» e per quelli diesel fino alla classe «3».SEGNALE. «C’è comunque un merito dei veronesi se la qualità della nostra aria è in miglioramento, un segnale di sensibilità ambientale e di comportamenti virtuosi», osserva l’assessore. «Ciò che è sempre possibile fare sta nel rispetto delle regole, nella scelta dei mezzi pubblici al posto di quelli a motore privati, nella diminuzione dell’uso del riscaldamento e nel limitare al massimo l’utilizzo di stufe e caminetti alimentati a biomasse».Non è detto che il 2018 si chiuda senza uno stop ai diesel «euro 4». Molto dipenderà, anche a breve, dall’evoluzione meteorologica e dai parametri normativi.«Un ruolo però», chiude Segala, «l’abbiamo tutti, con i nostri comportamenti». Il cambiamento, spesso, segue il criterio della lentezza. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 13

Data: 8/12/2018

Note: Paolo Mozzo