Camini sui tetti in centro città: per lo smog finiscono sotto accusa anche le caldaie delle abitazioni

INQUINAMENTO. L’Ordine degli Ingegneri lancia l’allarme: gli apparecchi domestici di vecchia concezione consumano fino al 40 per cento in più rispetto ai modelli attuali

Negli impianti delle abitazioni spesso mancano i contabilizzatori In città ancora pochi i controlli: il Comune deve affidare l’incarico.
Sono rumorose, ovviamente inquinanti, emettono scarichi più e meno nocivi dai tubi di scappamento. Ma le auto, contro cui è puntato il dito specialmente oggi in cui in centro si viaggia solo a piedi o in bicicletta per il primo Mobility Day indetto dal Comune, sono solo una delle fonti di inquinamento dell’aria. Un’altra componente molto rilevante che contribuisce a rendere pessima la qualità dell’aria che respiriamo riguarda i riscaldamenti, in particolare gli impianti condominiali datati, spesso ancora privi di contabilizzatori: i dispositivi che permettono di quantificare i consumi di ciascun appartamento, teoricamente obbligatori. E ancora, le caldaie a gasolio e di vecchia concezione, molto diffuse e utilizzate sul territorio, che consumano circa il 40 per cento in più rispetto agli ultimi modelli.CONTROLLO DIFFICILE. Dati piuttosto rilevanti considerato che il 45 per cento circa dei veronesi vive in condominio e che il 62,3 per cento degli alloggi è stato costruito prima del ’70 e quindi con caratteristiche molto lontane dalle attuali normative. Inoltre, il controllo sul rispetto delle restrizioni imposte dalla legge e dalle ordinanze sindacali, che pure ci sono con tanto di sanzioni salate per gli inadempienti, non è affatto semplice.Ad accendere i riflettori sulla questione è il presidente dell’Ordine degli Ingegneri Andrea Falsirollo. «L’inquinamento ha più di un responsabile ma, in città come la nostra, uno dei principali nemici dell’aria è identificabile nel riscaldamento condominiale. Per questo è urgente procedere ai controlli degli impianti, verificando che vengano rispettate le normative vigenti relative alla contabilizzazione del calore, alla conduzione delle centrali termiche e all’utilizzo di generatori a pellet e a legna», sottolinea Falsirollo, commentando con preoccupazione i 54 giorni di sforamenti dai livelli massimi di Pm10 consentiti dalla legge, registrati dal primo gennaio a fine settembre.Le armi, legislative, per contrastare questa fonte d’inquinamento e controllare le emissioni – non potendo evidentemente bloccare il riscaldamento con le caldaie più vecchie e inquinanti o farle funzionare a giorni alterni, come si sta facendo con le auto – ci sono. Ma i controlli, nel veronese, non sarebbero ancora partiti.DUBBIO IN COMUNE. La competenza in questa materia è delle Regioni che solo da poco si sono organizzate con i registri e, a parte l’Emilia Romagna e la Toscana che hanno optato per una gestione centralizzata, le altre regioni hanno scelto di affidarli ai Comuni con più di 40mila abitanti. In Veneto, i controlli sull’1,7 milioni dei condomini sono demandati a 16 comuni sopra i 30mila abitanti, tra cui il nostro. Come ha evidenziato anche Il Sole 24 Ore, quanto a verifiche, il Veneto sarebbe però tra le Regioni meno virtuose.«Nella nostra città il Comune sta ancora decidendo se affidare i controlli al personale interno o se appoggiarsi a società esterne», evidenzia Falsirollo. «Per ora, in attesa di affidare l’incarico, gli uffici comunali preposti al controllo degli impianti si limitano a delle verifiche documentali, ma non è sufficiente», afferma il presidente. Meglio starebbe facendo, ad esempio, Milano che si avvale di 45 ispettori della società in house Amat e ha stanziato 20 milioni di incentivi per interventi di efficienza energetica con accordi con le banche per finanziamenti agevolati.MULTE SALATE. Tra le questioni più urgenti da affrontare, controllare ed eventualmente sanzionare – le multe vanno dai 500 ai 2.500 euro per ciascun proprietario dell’immobile inadempiente -il rispetto delle temperature massime interne, fissato a 19 gradi sia negli uffici pubblici e privati che nelle abitazioni; se i generatori a pellet e a legna installati sono quelli previsti da normativa; e infine se tutti i condomini hanno installato i sistemi di contabilizzazione.«La contabilizzazione, anche se non riduce direttamente i consumi, rende consapevoli e responsabili gli utenti sui propri consumi, rendendoli più virtuosi. Una stima verosimile, secondo noi, è che circa il 70 per cento dei condomini si sia adeguato con i contabilizzatori. Meglio rispetto alla stima nazionale che si assesta intorno a un condominio a norma su due ma comunque ancora lontano dal 100 per cento previsto dalla legge», analizza il presidente dell’Ordine degli Ingegneri.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 11

Data: 6/10/2019

Note: Ilaria Noro - fotoservizio Marchiori