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IL PUNTO. L´assessore Coletto e i quattro direttori giudicano positivamente le nuove schede. Ma c´è un nuovo problema.
In regola con la normativa antisismica il Polo Confortini, il Fracastoro di San Bonifacio e il Magalini di Villafranca. Appello al governo.

 

Un quadretto di complicità e condivisione, la conferenza stampa di ieri mattina nella sede dell´Ulss 20, in via Valverde, dove l´assessore veneto alla Sanità, Luca Coletto, i direttori generali delle tre Ulss veronesi e dell´Azienda ospedaliera universitaria integrata hanno commentato la dotazione ospedaliera fissata l´altro giorno dalla Giunta regionale. Schede promosse da tutti a pieni voti, al di là dei numeri «che vanno interpretati correttamente». 
LA REGIONE. Spiega l´assessore Coletto: «Le schede non hanno penalizzato i pazienti veronesi. Anni fa si diceva che Verona era sovrabbondante di ospedali; sono intervenute direttive nazionali che hanno fissato dei limiti precisi ai quali ci siamo dovuti adeguare». Questi i parametri cui si riferisce l´assessore: 3,7 posti letto per acuti per mille abitanti e 0,5 letti per la riabilitazione e la lungodegenza.
«Il Veneto è sopra tali standard»! , continua Coletto, «abbiamo dovuto complessivamente eliminare 1.200 posti letto. La provincia di Verona, come ormai tutti sanno, si ritroverà con sette siti ospedalieri degni di tale nome». L´assessore mette le mani avanti: «Abbiamo rispettato le norme nazionali, siamo certi di aver dato una risposta al cittadino avendo eliminato falsi ospedali. Se un infartuato fosse andato a Zevio non avrebbe avuto le risposte adeguate. Adesso l´H di ospedale è garanzia di risposte pronte e qualificate per ogni patologia. La riduzione dei posti letto è consentita dallo sviluppo tecnologico della chirurgia». 
IL TERRITORIO. Il Piano sociosanitario prevede infatti una forte integrazione con il territorio. Prosegue Coletto: «Una prima risposta verrà dagli ospedali di comunità, che saranno dotati di attrezzature e personale adeguato. Abbiamo due anni di tempo per completare le riconversioni. Le risorse le troveremo dalla dismissione dei posti per acuti».LE AFT: Dovranno nascere anche le AFT (Aggregazioni funzio! nali territoriali), forma di associazione fra medici per potenziare l´assistenza primaria sul territorio. Chiarisce l´assessore veneto: «La Regione ha delegato alle conferenze dei sindaci e ai dg, che conoscono il territorio, il compito di individuarle. Auspichiamo condivisione, noi abbiamo dato una precisa indicazione: dovranno essere ricavate in siti ospedalieri dismessi, non sono ammesse nuove sedi». Nell´ambito dell´Ulss 20 dovranno essere 19; 6 nella 21 e 12 nella 22.
NORME ANTISISMICHE. Prima ancora, la Regione dovrà fare i conti che le recenti indicazioni antisismiche e antincendio. Verona è clamorosamente fuori norma, come confermano Coletto e i tre direttori generali: «Allo stato attuale tre soli ospedali pubblici della nostra provincia sono in regola: il Polo Confortini, il Fracastoro di San Bonifacio e il Magalini di Villafranca, quando sarà ultimato. Abbiamo chiesto allo Stato 6 miliardi, rafforzeremo la richiesta inserendola n! el nuovo patto della salute. È un problema non secondario, che giustamente va affrontato e risolto. Se si stabiliscono nuove regole bisogna anche prevedere i fondi necessari per risolvere il problema, altrimenti si va in corto circuito. A livello centrale vanno definite delle priorità e la salute dei cittadini lo è».
ULSS 20. Torniamo alle schede ospedaliere. Per Maria Giuseppina Bonavina, dg dell´Ulss 20, rappresentano «l´inizio di un percorso di programmazione di cui avvertiamo la necessità e che fotografano quello che vogliamo mettere in campo per dare ai cittadini – dalle urgenze alle criticità – ciò di cui hanno bisogno. È importante che il territorio sia stato inserito nel Piano: non si può fare deospedalizzazione se il territorio non è pronto».
ULSS 21. Per il dg Massimo Piccoli «con la chiusura dell´ospedale di Zevio, la riconversione di Bovolone e la centralità del Mater Salutis di Legnago si prospetta una nuova modalità d! i gestione: centralità dell´ospedale e territorio di supporto. S! ono state ridimensionate le risorse, bisogna adeguare il modello organizzativo».
ULSS 22. Il dg Alessandro Dall´Ora ci tiene a precisare che «i posti letto previsti dal precedente Piano regionale non erano tutti attivati, per cui la perdita risulterà più contenuta. Si va incontro a un riallineamento fra la domanda e l´offerta. Ci sono meno soldi, la popolazione invecchia e bisogna attrezzarci per garantire il diritto alla salute nel solco della compatibilità economica, mantenendo una risposta di alto livello». P.COL. 

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 21/11/2013

Note: CRONACA – Pagina 8