La Ronda della Carità con senzatetto nella zona dei Palazzi Scaligeri

Spesso sono i fatti di cronaca, come quello cui è dedicato l’altro articolo su questa pagina, a riportare sotto i riflettori la realtà dei senzatetto, degli “invisibili” che vivono ai margini della società e delle vie dello shopping. «Nei periodi “di punta”», fa sapere Antonio Aldrighetti , presidente della Ronda della Carità, una rete solidale di 180 volontari, che dal 1995 offre sostegno ai senza tetto e alle famiglie disagiate della città, «assistiamo oltre duecento senzatetto. In questi giorni sono un centinaio, arrivano a 130, perché in tanti si sono spostati in provincia dove trovano qualche occupazione saltuaria nelle campagne per la raccolta di frutta di stagione e di altri prodotti, per questo motivo c’è chi si sposta anche nel Mantovano».Per due terzi si tratta di immigrati, ma sono molti anche gli italiani. «Ci sono persone», continua Aldrighetti, «con problemi di salute, che hanno perso il lavoro, anche giovani, persone alle quali la sorte ha girato le spalle più e più volte, e che magari sperano in qualche lavoro saltuario, anche solo per qualche giornata».L’appuntamento con i volontari della Ronda avviene in alcuni punti stabiliti con il passa parola. Davanti all’ospedale di Borgo Trento se ne radunano una ventina e circa 70 in zona Fiera, e poi a gruppetti in altre zone come Porta Vescovo, in Borgo Venezia. «Abbiamo un capannone dietro al cimitero messoci a disposizione dal Comune dove ci sono dei tavoli e possiamo distribuire del cibo in un luogo coperto… Diamo loro un pasto, dei vestiti, una coperta, ma soprattutto», continua il presidente della Ronda, «hanno bisogno di essere ascoltati, di una pacca sulla spalla, di sentirsi trattati da persone non da “barboni”. E a volte, come è successo domenica sera quando abbiamo notato una persona con una gamba gonfia e una sospetta infezione, chiediamo l’intervento del 118… In questo modo hanno la possibilità di essere visitati al Pronto soccorso. Spesso sono in condizioni penose dal punto di vista della salute, su questo fronte possiamo contare su associazioni come i medici per la pace, su dentisti che si mettono a disposizione». Oltre a offrire soccorso e riparo dalla fame e dal freddo, i volontari si mettono all’ascolto. «Gli stranieri spesso hanno problemi di documenti smarriti, di permessi di soggiorno scaduti e quindi li indirizziamo al Cestim o ad altre realtà che si occupano di immigrazione. Ma spesso ci troviamo davanti a situazioni di grande disperazione e per fortuna qualche storia a lieto fine c’è e resta anche un rapporto di amicizia con chi ha trovato lavoro ed è riuscito a raddrizzare la propria vita, qualcuno telefona per salutare, per raccontarci quello che fa».Ma purtroppo non mancano le tragedie. «Un mese fa», prosegue Aldrighetti, «abbiamo rimandato in patria la salma di un ragazzo giunto in Italia per racimolare i cinquemila euro che gli servivano per aprire una pasticceria nel suo paese, storie che fanno notizia solo quando c’è un cadavere da rimpatriare. Ci sono anche giovani italiani che per l’assenza delle famiglie, per situazioni particolari e mancanza di prospettive si trovano sulla strada. E poi», sospira, «veniamo a contatto con storie allucinanti come quella dell’ex camionista, un cosiddetto padroncino, truffato dal commercialista al quale, per anni, aveva regolarmente consegnato i soldi per le tasse, i contributi, soldi che non sono mai stati versati… Il commercialista ha fatto perdere le tracce e lui si è trovato sfrattato poiché non era più in grado di pagare l’affitto poiché doveva anche provvedere agli alimenti per il figlio che vive con la moglie separata, con il camion sotto sequestro e senza più un lavoro. E adesso», conclude, «anche lui vive sulla strada e si arrangia con qualche lavoro saltuario. Ma sono tanti quelli che hanno perso il lavoro a causa di malattie o di difficoltà fisiche o mentali da cui non riescono ad uscire».E le donne? «Il Comune ci mette a disposizione quattro posti letto in un edificio che utilizziamo in casi di emergenza… Fortunatamente», fa sapere, «quelle che vivono in questa situazione sono poche, forse perché riescono, più degli uomini, a cavarsela nelle difficoltà… Tuttavia se ne trovano di donne che hanno perso tutto, anche la speranza, e che non riescono a uscirne».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 17

Data: 12/06/2019

Note: E.S.