Parona, non c’è rispetto nemmeno per i morti: rubati i vasi in ferro e bronzo con qualche accessorio in rame. La sacralità del cimitero è stata infranta per un bottino che fa più male dentro del suo valore reale. Si parla di qualche decina di euro a pezzo. Forse anche meno.Gli ignoti autori hanno scavalcato la ringhiera sotto la ferrovia protetti dalla vegetazione. Solo un’ipotesi rincorsa più volte tra chi, ieri mattina, si è recato a far visita ai propri defunti con il timore di vedere la loro tomba profanata. Il raid sacrilego porta dietro di sé il timore di essere da soli: «C’è paura a venire al cimitero, è troppo isolato». L’orario di entrata estivo è dalle 8 alle 18.30 e fin dall’apertura si è visto un andirivieni di parenti mosso dalle prime notizie tra lo sconcerto e lo sdegno. Una ventina le tombe profanate. «Se fosse stato un caso isolato, di una sola tomba, si potrebbe pensare ad un dispetto», dice Bruno Guardini, 83 anni. «Ma, tante tombe così è un chiaro gesto per rubare materiali preziosi». «Purtroppo, non è un caso unico in città», aggiunge Luigina Graziani, ultrasettantenne. «Dinanzi, si resta senza parole. Non c’è alcun rispetto. È stato profanato un luogo sacro». Alberto Caccia, 70 anni, al cimitero è in visita alle tombe dei suoi genitori. «Tempo fa temevo fossero rubati i contenitori in rame e pensavo a sostituirli in plastica», commenta. «Non è tanto il furto per il valore in sé del singolo accessorio. Quanto, per il danno. Questo fatto è parte della non cultura dei nostri giorni. Da una decina di anni si sente di saccheggi nei cimiteri, ma in questo di Parona è la prima volta». Il ricordo di alcuni residenti va ad un senzatetto, che fino a qualche anno fa «era una presenza che fungeva da custode, seppure all’esterno del cimitero. Spesso intento a creare piccoli contenitori con i giunchi». «Ora, non c’è più nessuno e l’area è pure esterna al quartiere». «Il vandalismo non si ferma più», dice Bruno Centurioni. «Le forze dell’ordine sono presenti. Non è una mancanza di sorveglianza. Non ci sono, invece, i principi che ci hanno insegnato. Non c’è alcuna sensibilità. Queste persone non hanno cuore. Non si profanano i defunti». Alcuni cittadini indicano i campi verso l’esterno. «Ci sono gruppi di persone che vengono da là. Entrano nel camposanto a prendere l’acqua e se ne vanno». A ripercorrere le difficoltà di chi si reca in visita ai propri defunti è Luisa Adami: «Il cimitero si trova in un posto isolato e trovarsi da soli non è piacevole. Così, diventa difficile curare le proprie lapidi». Laura Colombaroli, 70 anni, afferma di essere «delusa ed amareggiata». «Manca il rispetto e non solo per i morti. Ma anche per i vivi», dice. «Chi compie un tale gesto non rispetta neppure i parenti. Venire a trovare un proprio defunto significa averlo ancora vivo accanto a sé, anche se non lo si vede. Con lei, l’amica Giuseppina Piacentini ritorna sulla considerazione che «per il defunto è particolare. Manca il rispetto e non c’è alcun motivo perché accadano fatti di questo genere». «Quanto è successo è mosso dall’ignoranza», dice Valeriano Marani, 74 anni. «Manca il rispetto che oggi, forse, non esiste più. Il ricordo dei propri cari è personale, mentre il portavaso si cambia. Ma, qui sotto accusa è l’azione. Siamo in un cimitero»

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 13

Note: M. CERP - foto Marchiori