In numerosi ragazzini è stata accertata presenza di Pfas nel sangue
Pfas indica un insieme di sostanze chimiche usate principalmente per rendere resistenti ai grasso e all’acqua tessuti, tappeti, carta e rivestimenti per contenitori di alimenti e stoviglie.Secondo indagini dell’Arpav, la fonte primaria dei Pfas è un’industria chimica di Trissino, nel Vicentino, attiva da circa trent’anni che ora si chiama Miteni. Spiega il professor Giovanni Vallini, della facoltà di Biotecnologie.«Con l’acronimo Pfas si indicano le sostanze per-fluoro-alchiliche, composti alifatici di sintesi altamente fluorurati che vengono utilizzati in una vasta gamma di applicazioni industriali».«La preoccupazione per l’impatto sulla salute dei Pfas», prosegue Vallini, «è andata affermandosi dopo che negli ultimi anni ne è stata segnalata la presenza nei terreni e nelle falde e l’accumulo anche nel corpo umano. Da allora, la produzione e l’uso di questi prodotti sono stati gradualmente abbandonati. Sono emerse correlazioni significative tra esposizione a Pfas e alcune forme di cancro ai testicoli o ai reni, disfunzioni epatiche, ipotiroidismo, innalzamento dei livelli di colesterolo, colite ulcerosa, abbassamento della risposta immunitaria ai vaccini. Ma ad oggi non esistono prove incontrovertibili di rapporto causa-effetto circa la possibile cancerogenicità dei Pfas». Sono 21 i Comuni, sparsi nelle tre province di Verona, Vicenza e Padova, interessati dal pericolo Pfas. Nell’area rossa, quella che desta maggiori preoccupazioni, rientrano Cologna Veneta, Pressana, Roveredo di Guà e Zimella oltre ad Alonte, Brendola, Lonigo, Sarego, Asigliano Veneto, Noventa Vicentina, Poiana Maggiore e Montagnana. Gli altri comuni interessati sono Albaredo, Arcole, Veronella, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Legnago, Minerbe e Terrazzo.

Tratto da: arena-cronaca - pag.8

Data: 9/10/2017