«Sono Francesco». Il Papa telefona al don
Rizzini, parroco di San Giorgio in Braida, gli aveva inviato una lettera su don Milani e don Primo Mazzolari: «Li considero due esempi, anche per il mio sacerdozio»

VERONA «Pronto, parla la segreteria del Santo Padre, le passo Papa Francesco». Ormai è noto che il Sommo Pontefice ama telefonare: questa volta, però, la chiamata è arrivata a un prete di Verona, don Piergiorgio Rizzini, parroco di San Giorgio in Braida. Il telefono della sacristia ha squillato nel tardo pomeriggio di lunedì, poco prima delle 18. Una chiamata breve, cortese e che non ha risparmiato complimenti al sacerdote.

Cos’è successo? Don Piergiorgio, qualche giorno prima, aveva scritto a papa Bergoglio una lunga lettera che parlava dell’atteggiamento della Chiesa verso due sacerdoti «scomodi»: don Lorenzo Milani e don Primo Mazzolari. Entrambi sono stati al centro di una sorta di «riabilitazione », grazie a due gesti eclatanti di papa Francesco, che si è recato a pregare (e a rendere omaggio) sulle loro tombe, a San Pietro di Bozzolo, in provincia di Mantova e a Barbiana, in provincia di Firenze. Il primo, per il quale inizierà a breve il processo di beatificazione, è noto per aver anticipato, nel dopoguerra, molti temi che verranno poi ripresi dal Concilio Vaticano secondo.

Don Milani, sicuramente un nome che conoscono anche i «non addetti ai lavori», è il sacerdote, all’epoca molto controverso, che avviò nella sua parrocchia l’esperimento di una scuola popolare e democratica. «Li considero due esempi, nel mio piccolo, anche per quanto riguarda il mio sacerdozio – fa sapere don Rizzini, dopo aver confermato di aver ricevuto la telefonata – per questo mi ha fatto molto piacere che il Santo Padre abbia voluto dedicare loro un gesto pubblico, per niente scontato ». In particolare, quella di don Milani appare essere tuttora una figura divisiva, tant’è che il vescovo di Firenze ha precisato in questi giorni che non è previsto nessun processo di beatificazione.«Lo ammiro – fa sapere il parroco di San Giorgio – per la sua testimonianza straordinaria. Il suo impegno e la sua dedizione sono stati totali: bisogna andare a Barbiana per capirlo. Quando è arrivato lì, appena trentenne ha detto ai parrocchiani: “qui mi compro la tomba”. Intendeva dire che non se ne sarebbe andato, che non l’avrebbe considerata una tappa nella sua carriera ecclesiastica. Certo, non è stato amato dall’autorità ecclesiastica, ma ha sofferto molto per la Chiesa, e anche dalla Chiesa».

Nella lettera scritta al Papa da don Rizzini, si parla anche dell’applicazione del Concilio Vaticano II e di un certo «revival» del tradizionalismo. Un’analisi che il pontefice ha apprezzato, ma su cui il sacerdote non vuole entrare nei dettagli. «È stata una missiva riservata e sono stupito che si sia sparsa la voce » è il suo commento.

gently

Membro della redazione

Ultimi articoli di gently (Leggi tutti)

Tratto da: Verona sera

Note: cronaca-Davide Orsato