L'inondazione in val dei Ronchi dopo le piogge di sabato scorso

LA STORIA/1. Fino al 2014 ai Ronchi andava ogni sei mesi il servizio forestale regionale
Il torrente Taglio della Conca, da anni non pulito con regolarità, fa disastri. I residenti: «Chiamiamo tutti, non viene nessuno».

Il nubifragio di sabato scorso ha riportato all’attenzione numerosi fossi, alcuni forse nemmeno più segnalati come il torrente Taglio della Conca che attraversa una valle anche questa poco conosciuta, la valle dei Ronchi sopra Quinzano. L’ultima volta di cui si parlò di questo corso d’acqua era il settembre del 2014, quando esondò mettendo in allarme gli abitanti della zona. Una paura che è tornata a farsi sentire nei giorni scorsi quando l’acqua e il fango non hanno risparmiato le famiglie che vivono all’imbocco della valle che si raggiunge da via Ca’ Nove Ronchi. È una conca che a ogni esondazione del torrente si trasforma in lago. Fino al 2014, puliva il fosso il servizio forestale regionale che ogni sei mesi controllava non vi fossero sterpaglie a ostruirlo. Da quell’anno, nel quale il servizio venne inglobato al genio civile, una sola pulizia a opera di una ditta privata. Poi più nulla, fino alle conseguenze ultime che hanno portato diverse famiglie a vivere l’incubo di fango e allagamento, con taverne allagate acqua al soffitto alta fino a un metro e 80.«Da sabato scorso l’acqua fuoriuscita dal fosso non è ancora defluita», spiega Paolo Montini che a furia di telefonate agli enti competenti è senza voce. «Se dovesse piovere ancora il fosso strariperebbe in un bacino già pieno alzando il livello dell’inondazione. A riprova domenica mattina una sola ora di pioggia ha fatto ancora esondare il fossato, portando l’acqua a tre centimetri dall’ingresso di casa. Per fortuna ha smesso subito, altrimenti andavamo ancora sotto».Il timore di tutti è che del torrente Taglio della Conca non ci sia più ricordo: l’esondazione è stata causata dal riempimento del fosso di frasche e arbusti che non hanno lasciato scorrere l’acqua. Tra l’altro le sterpaglie rallentando il corso hanno causato il deposito di detriti che hanno innalzato il greto, dimezzandone la profondità. E la gente ha paura. Montini non molla e continua a telefonare: «Al Genio Civile ci dicono che non hanno i soldi, in Comune ci dicono che verranno a vedere. Meno male che i politici ci dicono che hanno già varato il piano di sicurezza per i corsi d’acqua…».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 13

Data: 7/09/2018

Note: A.ZEG.