SANITÀ. I turni di lavoro sempre più pesanti, il blocco del turn over e il continuo taglio dei fondi hanno spinto molti camici bianchi a preferire le strutture private
Nel 2017 cinque anestesisti hanno lasciato Borgo Trento per andare nel privato, stesso esodo anche dal Pronto Soccorso

Anestesisti-rianimatori insieme ai specialisti dell’urgenza-emergenza sono i medici con carichi di lavoro sempre più pesanti anche a Verona
La Grande Fuga, stavolta, non è quella dei prigionieri dal campo tedesco come raccontato nel film, ma è quella – altrettanto drammatica – dei medici dagli ospedali pubblici. Tutti in cerca di libertà. E di condizioni di lavoro migliori.Succede un po’ in tutta Italia, in Veneto più che nel sud, a Verona più che a Vicenza e a Venezia. L’anno scorso hanno lasciato l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata cinque anestesisti-rianimatori: rappresentano la categoria più stremata (insieme ai colleghi del Pronto Soccorso, agli ortopedici, ai ginecologi) per i turni massacranti e l’aumento del rischio clinico, cioè la possibilità di sbagliare. Quando accade, vengono addirittura assaliti dai pazienti malcontenti per l’assistenza ricevuta (sono in aumento gli episodi di aggressioni in corsia) oppure si ritrovano denunciati per malpractice.La sanità pubblica, insomma, non gode di buona salute e la conferma arriva direttamente dai suoi dipendenti che iniziano a preferire l’ospedale privato o anticipano la pensione. Al Polo Confortini l’esodo è iniziato nel 2016 e nel 2017 e già in questi primi mesi del 2018 il trend continua. A mollare, e questo la dice lunga, non sono solo i «vecchi» stanchi di fare guardie e saltare i riposi ma addirittura i neo-assunti: capiscono in fretta la situazione e alla prima offerta della clinica privata dove il clima è più sereno, mollano il posto pubblico. Al Pronto Soccorso di Borgo Trento, ad esempio, dopo che già nel 2016 se ne erano andati via in due, l’anno scorso c’è stato un neo-assunto che non ha aspettato nemmeno di finire i 6 mesi di prova e un altro che ha rinunciato al contratto a tempo indeterminato per andare a sostituire altrove una maternità. Che sia poco attrattivo lavorare in certe condizioni lo confermano anche i concorsi banditi per assegnare posti vacanti: all’ultimo dell’azienda ospedaliera, in febbraio, si sono presentati solo 6 medici quando in passato ci sarebbe stato l’assalto alla diligenza. «E’ vero, lavoriamo in condizioni sempre più pesanti», confermano i rappresentati sindacali dell’Anaao-Assomed (associazione dei medici dirigenti che ha alzato il velo a livello nazionale sul fenomeno della fuga dal pubblico), «e i numeri lo dicono: da Verona sono già scappati 5 anestesisti e 6 specialisti dell’emergenza-urgenza». Di più: «Quando poi chiuderà il Pronto soccorso di Bussolengo e il grosso dei pazienti sarà dirottato qui in città, come faremo senza assunzioni e una età media degli strutturati che supera i 50 anni? Senza turn over, che fine farà la nostra sanità eccellente?».La faccenda è complessa. Parte da lontano, dal taglio di risorse deciso dall’alto. L’ultimo definanziamento che ha riguardato l’Aoui scaligera, quello da quasi 1 milione per i dipendenti, ha fatto saltare la pazienza a tutte le sigle sindacali. Anaao Assomed, Cimo, Aaroi, Fvm, Cisl di comune accordo la settimana scorsa hanno denunciato pubblicamente «una situazione oramai insostenibile», sono intervenuti i consiglierei veronesi della quinta commissione Sanità a Venezia a chiedere spiegazioni all’assessore Coletto e al direttore generale della Sanità veneta Mantoan, ma le risposte ricevute non hanno soddisfatto. E ieri, tutti questi portavoce dei medici hanno tirato fuori di nuovo la voce decisi a non farsi prendere in giro. «Non ci risulta che il taglio sia conseguenza del fatto che Verona abbia sforato il tetto per il personale», hanno ribattuto, «considerato che dai dati della performance 2017 risulta un decremento dello 0.9% del numero dei dipendenti con una riduzione da 4831 a 4808 unità». E poi, c’è la disparità di trattamento con Padova: riguardo al trattamento di favore riservato all’azienda patavina che a parità di lavoro di quella scaligera ha ricevuto 50mila euro in più per il personale nel 2018, l’intersindacale dei medici veronesi rimanda al mittente la giustificazione ricevuta dai vertici veneziani: «La Regione avrebbe dichiarato di aver aumentato il fondo di Padova con l’intenzione di assumere anestesisti e cardiochirurghi al Gallucci? Sappiamo tutti che con quella cifra non si copre la spesa nemmeno di un infermiere ed di un operatore sanitario. La verità a questo punto è probabilmente un’altra. Attendiamo a questo punto risposte concrete». E tirano le orecchie direttamente a Coletto: «Ritiene il taglio da 1 milione di euro impossibile ed incoerente ed afferma che Mantoan avrebbe già autorizzato l’assunzione di 52 medici per compensare i pensionamenti: attendiamo conferme in questo senso da parte della direzione della nostra azienda, visto che le nostre molteplici richieste di sostegno per ripianare organici in sofferenza cronica, come cardiologia, ginecologia, pediatria, Pronto soccorso, pneumologia, chirurgia endoscopica e geriatria sono rimaste ad oggi inascoltate».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 15

Data: 10/04/2018

Note: CAMILLA FERRO