Una delle tre fornaci venuta alla luce nell'area di via Albere

ARCHEOLOGIA. La proposta delle associazioni Santa Lucia ed Easy Green piace alla Soprintendenza

Nella zona di via Albere, interessata dall’antica Postumia, una necropoli e fornaci industriali. Un anello ciclopedonale immerso nella storia.

Una “via sacra” dell’antica urbe scaligera, nei cui pressi riposavano migliaia di nostri antenati e sorgevano diverse are romane. Così si presentava via Albere, al tempo in cui faceva parte della strada consolare Postumia, e le famiglie romane usavano seppellire i propri cari lungo le vie di accesso alla città.Una vocazione conservata fino al III secolo d.C., ma riscoperta solo una trentina di anni fa, durante i lavori stradali per l’adeguamento della viabilità ai Mondiali di calcio del ’90, quando due profonde incisioni volte a realizzare i noti sottopassi, offrono l’occasione di riportare alla luce una vasta necropoli romana, di lì a breve certificata dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Verona come la più grande del Nord Italia, e forse d’Europa.Sepolta già una volta dalla storia, e dalle cementificazioni edilizie che hanno via via relegato la zona a quartiere di periferia, la città nascosta sotto la cosiddetta Spianà – dove furono rinvenute anche tre grandi fornaci, parte di un insediamento industriale – rischierebbe di finire un’altra volta ‘sotto terra’, se i destini di Igino Mengalli, presidente dell’Associazione Santa Lucia (da cui partì l’input per far bloccare i cantieri) e quella di Paola Altobello, dell’associazione Easy Green, non si fossero incrociati. E i due appassionati di storia del territorio scaligero non avessero avuto l’idea di farne un museo a cielo aperto. Intuizione di recente confluita in un progetto depositato sia presso la Soprintendenza (espressasi con favore) che Palazzo Barbieri, da cui si attende l’ok definitivo.«Ciò che si propone è la realizzazione di un anello ciclopedonale che colleghi tutti i punti del sito archeologico, oggi separati da infrastrutture stradali o fabbricati, disegnando un percorso unitario di valenza didattica e promozione turistica», spiegano i promotori, «affinché i residenti imparino a guardare il proprio territorio con occhi diversi, e i visitatori trovino un’ulteriore miniera di conoscenze storiche». Un’iniziativa che i cittadini hanno avuto modo di pregustare attraverso le camminate didattiche organizzate da Easy Green, le quali, in attesa del via libera per la creazione della cittadella (comprensiva di una passerella-ponte tra la necropoli e l’antica Zai), consentono di fare tappa nei luoghi dove riposavano gli antichi veronesi, su cui hanno poi trovato spazio due parchi pubblici (da uno dei quali è riaffiorato un antico recinto familiare) e fitti complessi abitativi. Il tracciato passa per la traversa I Spianà, dove sotto il civico 3 si trova l’unica fornace dell’antica area industriale salvata durante la campagna di scavi. Dopo la sua scoperta, l’opera era stata rivestita di sabbia per garantirne la conservazione e protetta da una struttura che ne ha oscurato la visibilità fino ad oggi. Di qui la proposta di un’azione di recupero che renda l’antico e raro manufatto nuovamente accessibile a tutti.LA SCOPERTA CHE CAMBIÒ LA STORIA DELLA SPIANÀ.«Sapendo che da via Albere passava l’antica Postumia, avevo intuito che probabilmente stavamo calpestando un’area di grande interesse archeologico, e per evitare che il passaggio delle ruspe ne cancellasse per sempre ogni traccia, con mia moglie Luciana e i soci dell’Associazione Santa Lucia, un giorno ci recammo nei solchi lasciati dai mezzi, che via via restituivano cocci in terracotta con residui di polvere bianca tipici delle urne cinerarie, frammenti di embrici, e una serie di reperti che, insieme a resti di ossa e lucernette votive, testimoniavano l’esistenza di una “città dei morti”, e che consegnammo subito alla Soprintendente Giuliana Manasse». I ricordi di Igino Mengalli sui ritrovamenti che tra il 1989 e 1991 diedero impulso alla nota campagna di scavi archeologici sono ancora molto vivi.«Solo nel quarto di terreno interessato dai lavori stradali – dice Mengalli – il team di operai italiani e stranieri coordinati dagli archeologi inglesi Peter Hudson e Simon Thompson rinvenne quasi mille sepolcri, stimandone complessivamente circa 20mila».Insieme all’emersione di quella che può dirsi la vera «Zai storica», documentata dal ritrovamento delle fornaci per la fabbricazione di tegole e mattoni a uso edilizio, «la fotografia ricomposta consentì, inoltre, di attestare che il suburbio della Spianà era molto più esteso e popolato di quanto fino ad allora tramandato». E anche il ritrovamento degli essiccatoi per i mattoni «confermò che l’argilla era preparata direttamente qui, luogo per natura sabbioso, anziché lungo il fiume».Ecco che l’attuazione di un circuito museale – da integrare con successivo allacciamento al tratto di centro storico oltre Porta Palio, da cui passa pure la Romea Strata – offrirebbe l’opportunità, passeggiando dentro lo stesso parco, di scoprire usi e costumi dei suoi antichi abitanti e i mestieri praticati in quel centro commerciale a cielo aperto, che dice di una vocazione economica idealmente perpetuata anche dalle odierne e vivaci attività della zona.

La mappa di via Albere e della zona della Spianà

Tratto da: L'Arena - cultura . pag.50

Data: 26/09/2019

Note: FRANCESCA SAGLIMBENI -