ITINERARIO RELIGIOSO. Inaugurato nel 1988, si trova in un’ala della Capitolare e conserva una settantina di pregevoli dipinti e sculture realizzati tra il XII e il XIX secolo.

La raccolta nacque da donazioni di religiosi e di privati al Capitolo del Duomo e annovera oggetti provenienti dalla chiese collegate.

Nel chiostro della Biblioteca Capitolare, nell’area della Cattedrale, l’angolo decisamente più nascosto è quello che ospita il Museo Canonicale. È stato inaugurato nel 1988, più di vent’anni fa, ma grazie al restauro del complesso del Canonicato attorno al Duomo, nel 2000, ha potuto ingrandire lo spazio espositivo. Si trova in un’ala dello storico edificio della Capitolare, al piano terra, sotto il salone, e mostra una settantina di dipinti e sculture tra i più pregevoli dal XII al XIX secolo.

Questa raccolta è nata da donazioni degli stessi Canonici o anche di privati al Capitolo del Duomo, alla sacrestia della Cattedrale, all’aula delle riunioni e alla biblioteca. Raccoglie, inoltre, oggetti provenienti dalle chiese collegate ai Canonici, come Sant’Elena e la stessa Cattedrale, oppure trovati durante gli scavi in quest’area.

Il Canonicale è un museo molto bello e molto importante; infatti, non pochi sono i capolavori, significativi soprattutto per la storia dell’arte a Verona. Tra le sculture, dal XII al XV secolo, si segnala la straordinaria Madonna allattante, senza testa, proveniente dal cortile del Vescovado, della fine del XII secolo. È un capolavoro assoluto del Romanico veronese, soprattutto per l’elegantissimo panneggio delle vesti. Da ammirare anche due opere del «Maestro di Sant’Anastasia», il più grande scultore veronese del Trecento e i più antichi Santi Ermagora e Fortunato, scultura degli inizi del 1100, con visi quasi primitivi.

Tra i preziosi dipinti quattro-cinquecenteschi si ammirano ben 15 tavole e tavolette della cosiddetta «Bottega del Cespo di Garofano», identificata attorno alla figura di Antonio Badile II: oltre a varie rapp! resentazioni di santi (Giovanni, Giacomo, Gregorio, Ambrogio,  Agostino ed Elena), una bellissima Deposizione di Cristo nel sepolcro e una Madonna con Cristo morto: sono parti di trittici e ancone della chiesa di Sant’Elena e della Cattedrale. Al Museo Canonicale ci sono anche due tavole di Francesco Benaglio e due splendide Madonne col Bambino di Liberale da Verona. Veramente maestosa, la grande pala Maffei di Michele da Verona, di quasi quattro metri di altezza: raffigura la Madonna con il bambino, seduta su un alto trono, tra i santi Andrea, Zeno, Girolamo e il Battista. L’impianto è mantegnesco, ma le figure sono più vicine al pittoricismo veneto. Molto belle anche due tavole di Giovanni Caroto, con i santi Pietro e Paolo, probabili parti di un trittico, del quale si è persa la parte centrale. Una tavoletta di Nicolò Giolfino presenta una Natività su fondale con colonne classiche.

È un’opera molto dinamica, nella gestualità dei personaggi. E poi ancora tavole della bottega di Jac! opo da Montagnana: l’Annunziata e l’angelo annunziante, raffigurati su due sportelli o di armadio o di organo portatile. Tra le tele cinquecentesche, invece, una Madonna col Bambino, firmata di Francesco Morone, che è l’immagine riprodotta sui manifesti che pubblicizzano il museo; due tele dei ravennati Luca e Barbara Longhi; una pala d’altare con le sante Maddalena e Margherita e cinque frammenti di affresco di Paolo Farinati. Passando al Sei e Settecento sono esposte opere di Claudio Ridolfi ( bellissima la Madonna in gloria di angeli, con i santi Carlo, Pietro e Francesco), di Dionisio Guerri (il meglio è San Francesco in estasi e un angelo con violino che lo conforta) e Antonio Giarola.

Il suo Santo Stefano rivela una curiosità: è un probabile ritratto di Stefano Trentossi, il primo donatore accertato, nel 1761, che portava il nome del santo. Di Giulio Carpioni, una profana Festa di Venere con bambini che danzano, tela di soggetto sorprendente in una raccolta di un canonico. Non mancano opere di Agostino Ugolini, famoso per le pale d’altare di fine Settecento, primo Ottocento. Un capolavoro dell’arte settecentesca del Museo Canonicale è il ritratto del vescovo Morosini di Alessandro Longhi, donato al Capitolo dallo stesso prelato. Senza dimenticare, e siamo anche qui di fronte a un capolavoro, il Ritratto di Scipione Maffei di Fra’ Galgario, ritenuto il più bel ritratto settecentesco attualmente conservato a Verona. Tante le tele di autore ignoto, ma non per questo meno belle: su tutte un San Giorgio che schiaccia il drago, opera veneta sempre del Settecento. Probabilmente era un bozzetto per un soffitto.

 

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 20/08/2010

Note: CRONACA Pagina 13