Gli «strachi» su ponte Garibaldi.

PAESAGGIO. Iniziativa del gruppo che promuove il ritorno delle statue su ponte Garibaldi
E un industriale del marmo avrebbe dato la disponibilità per fare le copie

Ponte Garibaldi, ecco come sarebbe con gli «stràchi»: un fotomontaggio rimette al loro posto i marmi perduti. Immagini in bianco e nero incontrano fotografie a colori, in mezzo l’arte digitale di Renzo Udali. «Un miracolo che potrebbe ritornare a essere realtà», sostiene Massimo Rosa tra i promotori del ritorno dei marmi. «Basta volerlo». Un esplicito richiamo alla necessaria «volontà politica» come pure al desiderio di «ridare vita a un qualcosa che fu distrutto nella seconda guerra mondiale».
Il progetto di rimettere al loro posto i marmi scolpiti da Ruberto Banterle nasce nel settembre 2014 dai «Ragazzi della via Paal», un gruppo di cittadini composto da Massimo Rosa, Francesco Tirozzi, Fabrizio Sordi e Luigi De Paoli. Nell’estate 2015, a Belfiore spunta una testa di donna degli «stràchi»: è il calco della madre, una delle quattro sculture marmoree andate perdute nel 1945 con la ritirata tedesca. Nel settembre 2016, il gruppo promuove la ricerca delle statue sdraiate, da qui l’appellativo di «stràchi», su tutto il territorio con la raccolta di immagini d’epoca nella speranza di raccogliere indizi. Ma non si ritrova nulla.In seguito, sono stati indicati alcuni luoghi di presunti avvistamenti, ma ancora una volta non s’è trovato nulla. La «caccia» alle statue è proseguita sino a identificarne una forse superstite nel parco di villa Acquistapace, dimora in stile palladiano di San Pietro in Cariano. Ancora, nessuna certezza. Anzi, dal ritrovamento di alcune fotografie scattate dopo l’esplosione del ponte dell’aprile 1945 sorge il dubbio si tratti di tutt’altro: infatti l’unico marmo che appare integro è il gruppo del Nocchiero. Mentre a villa Serenella si troverebbe il gruppo dell’Agricoltura. I due rimanenti raffiguravano la madre e il condottiero.Nel frattempo sono state recuperate le foto originali e si avanza un progetto per ricollocare i marmi con la convinzione che «le fotografie d’epoca e i documenti ritrovati sono sufficienti per riprodurre le opere». A chi sostiene si tratta di creare falsi, il gruppo risponde che l’intento è «il recupero della memoria».Un nuovo tassello ora presenta Ponte Garibaldi con i suoi marmi, come un tempo. Rosa sostiene «sia possibile ricostruirli» e dice di «aver incontrato un industriale del marmo che ha mostrato il proprio interesse e si è detto disponibile a contattare altri suoi colleghi». «L’interesse da parte dei cittadini non manca, anzi si rafforza nel tempo», prosegue Rosa. «L’incontro con l’industriale del marmo nasce proprio da una cittadina. Una signora mi ha fermato per strada dicendomi che apprezzava quanto stiamo facendo. Alla sua domanda di cosa avrebbe potuto fare, le risposi scherzando: ci trovi lo sponsor. Detto fatto, la signora ci ha fatto avere l’incontro con l’industriale del marmo». «Lo stesso Udali», continua Rosa, «nostro sostenitore e fotografo professionista, che ha fatto anche diversi libri fotografici per lo sceicco di Oman, ha incontrato un cittadino che gli ha chiesto se stava fotografando il “ponte degli stràchi”. Era rimasto appassionato dagli articoli apparsi sulla stampa, affermando che “sarebbe bello rivedere le statue al loro posto”». «Il progetto raccoglie molti consensi e siamo in attesa di essere ricevuti in Comune. Speriamo presto»

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 45

Data: 10/01/2018

Note: Marco Cerpelloni - fotomontaggio di Renzo Udali