BORGO TRENTO. In mancanza dei marmi fatti saltare nel 1945, si cercano soluzioni alternative

L’unica scultura «sopravvissuta» sarebbe a San Pietro in Cariano,la proposta del Comune è collocarla sul lato dei giardini Lombroso  Ponte Garibaldi, non piacciono gli «stràchi» ai giardini Giussani: meglio la statua superstite accanto al ponte.

Si apre un nuovo capitolo per il ritorno dei gruppi marmorei sul ponte intitolato all’eroe dei due mondi e questa volta si punta a recuperare l’unica scultura sopravvissuta, il gruppo dell’Agricoltura, che si troverebbe nel parco di villa Acquistapace, la dimora in stile palladiano di San Pietro in Cariano nota anche con il nome di Serenella. Ma resta il dubbio che sia autentica perché dalle fotografie storiche finora ritrovate l’unico marmo che appare integro, dopo l’esplosione delle mine con la ritirata tedesca dell’aprile 1945, sembra essere un altro: il gruppo del Nocchiero. Di quest’ultimo, però, non si ha alcuna notizia certa anche se c’è chi lo vuole custodito in qualche magazzino.Intanto, la prima soluzione avanzata dall’assessore alla Cultura, Francesca Briani, di «ridimensionare» il progetto in linea con i costi, non è stata accolta con entusiasmo e il portavoce del gruppo che rivuole i marmi al loro posto, Massimo Rosa, non nasconde le difficoltà del progetto ma afferma che serve solo «una volontà politica, sinora mancata». L’idea lanciata dall’assessore Briani di creare una nuova opera ispirata ai marmi scolpiti da Ruberto Banterle trova una possibilità concreta nel recupero del calco della testa del gruppo marmoreo della Madre che è stato recentemente ritrovato nell’antica corte Ca’ Tantini Banterle nel Comune di Belfiore. Forse, una parte di un marmo e qualche appunto che ne racconta l’antico insediamento è troppo poco per un progetto che ripercorre la storia di queste statue sdraiate e per questo chiamate dai veronesi «stràchi».Il luogo non fa differenza per la presidente della seconda circoscrizione Elisa Dalle Pezze, purché «si recuperino storia e tradizioni. Non è un caso», aggiunge, «che finora è rimasto vivo il ricordo della loro presenza anche in assenza delle sculture».«Il progetto di recupero», dice Alberto Bozza, consigliere comunale di opposizione, «è il frutto di una ricerca e di uno studio architettonico con l’intento di recuperare una pagina di storia del quartiere di Borgo Trento. Il progetto presenta costi significativi, ma non per questo deve essere abbandonato. Se mancano finanziamenti, si può percorrere la strada delle sinergie dove ognuno mette del suo per portare a termine un progetto. Dire “no” a priori è sbagliato, come pure declassare il progetto in un luogo che non è appropriato e non c’entra nulla con Ponte Garibaldi, come i giardini intitolati a don Giussani».«L’idea avanzata dall’assessore Briani», conclude Rosa, «può essere buona. Anche per una sua ideale collocazione nell’area adiacente al ponte sul lato dei giardini Lombroso. C’è interesse da parte dei cittadini e a breve organizzeremo un evento».M.CERP.

gently

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Tratto da: L'Arena giornale di Verona

Data: 3/11/2017

Note: Sezione "Cronaca"Da pag. 18