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VIABILITÀ. Dopo le polemiche sulla decurtazione dei punti ai chi viaggia in bici, un tour sulle due ruote per le vie del centro ha permesso di evidenziare i molti disagi

«Difficile e spesso pericoloso osservare tutte le regole Segnaletica dedicata scarsa e poche le piste ciclabili» 

L’Arena

IL GIORNALE DI VERONA

Domenica 30 Agosto 2009 CRONACA Pagina 9

 

 

Alle regole del gioco, ovvero a quelle dettate dal codice della strada e quelle previste nelle nuove norme contenute nel pacchetto sicurezza, i ciclisti non ci stanno. Del resto, anche con tutta la buona volontà, proprio non sarebbe possibile. Almeno non senza rischiare di essere travolti sulle strade ipertrafficate della città. Oppure senza percorrere interminabili giri, seguendo i normali sensi di marcia, per raggiungere vie che, in linea d’aria, non distano che qualche manciata di metri.

 Dopo le polemiche che sono seguite alle prime multe ai ciclisti e la relativa decurtazione dei punti della patente, abbiamo inforcato la sella e spinto sui pedali per testare sul campo la viabilità della città a misura di ciclista. E se siamo qui a scrivere, abbiamo ancora tutti e 22 i punti sulla patente e nessun verbale da saldare, vuol dire che c’è andata bene.

SEGNALETICA DEDICATA. Nelle strade della città la segnaletica dedicata alle bici rappresenta infatti una rarità. E così chi sceglie la due ruote per spostarsi in centro, e non vuole rischiare sanzioni e decurtazioni, è costretto a seguire gli stessi percorsi delle auto. Per raggiungere, ad esempio, Castelvecchio da ponte della Vittoria, chi sceglie durante il giorno di pedalare su corso Cavour contravviene al codice. Dovrebbe piuttosto attraversare borgo Trento. Oppure optare per le vie del centro, dove a farla da padrone sono ancora una volta i sensi unici, oltre a strade molto strette. «È assurdo. Le bici occupano molto meno spazio dei bus o dei taxi. Se loro possono transitare perché noi no?», si domanda una signora, pizzicata proprio mentre percorre in controsenso il corso in questione. E non è l’unica. In pochi minuti, ci sorpassano almeno altre otto biciclette. «Utilizzo la bici per spostarmi in modo pi! ù agile e veloce in centro. Rispettando la sicurezza e gli altri utenti della strada, ovviamente, ma ritagliandomi il tragitto che meglio credo. Non mi reputo un incivile e non sono certo pericoloso», fa eco alla signora un altro ciclista.

PISTE CICLABILI. Altro capitolo buio per chi viaggia in bicicletta sono le piste ciclabili. «Poche e poco funzionali», spiegano i diretti interessati. Anche laddove ci sono, spesso questi percorsi dedicati non rappresentano che un breve tragitto e solo in casi sporadici rappresentano un’alternativa efficace alla strada. «Da considerare non è la quantità, ma la qualità e la funzionalità dei percorsi. Ad esempio, non devono abbandonare i ciclisti in prossimità dei pericoli, come gli incroci. Ed è necessario che creino un percorso di collegamento efficace», spiega Paolo Fabbri, presidente degli Amici della bicicletta, che cita l’esempio dei 400 metri della nuova ciclabile di via Banchette. «È molto bella e ben fatta. Ottima segnaletica. Ma non serve a niente, non porta da nessuna parte e non è d’aiuto per la viabilità. Analoga quella di via Valpantena, che congiunge nient’altro che due rotonde». Una menzione speciale, ma in negativo, va alla pista ciclabile di corso Porta Nuova. O forse sarebbe meglio utilizzare il plurale, dato ch e il vecchio percorso sul marciapiede, realizzato dalla precedente amministrazione e surclassato dalla nuova pista ricavata tra il marciapiede e i posti auto, non è stato cancellato del tutto. Con il risultato che i ciclisti faticano a capire quale sia il percorso. Ma anche per chi imbocca la retta via i disagi sono molti. Andando verso il centro, spesso si è costretti ad invadere la corsia opposta a causa dei cofani delle auto in sosta che spesso occupano parte della ciclabile. E chi viene invece dalla Porta, e va verso l’orologio della Bra, è costretto a fare lo slalom per la strada dissestata. Ma anche nel primo tratto della ciclabile, quello sul mariciapiede, la segnaletica è semicancellata: i pedoni lo occupano per intero e i ciclisti sono costretti a fare lo slalom. E ad aggravare la situazione anche le due bancarelle che sono posizionate a ridosso della ciclabile, che richiamano i turisti che si fermano ad acquistare i souvenir occupando il percorso.

VIA CESIOLO. Tra i più accaniti sostenitori della necessità di abolire le nuove norme ci sono gli abituali frequentatori di via Cesiolo, la strada in cui lo scorso lunedì gli agenti della municipale hanno effettuato i controlli, multando alcuni ciclisti che percorrevano l’ultimo tratto della via, in direzione di via Mameli, in controsenso. «Io la faccio ancora, in tutti e due i sensi. E se i vigili mi multano, mi iscrivo agli Adb e inoltro ricorso. Basta fare un po’ di attenzione, andare piano e se arriva una macchina spostarsi il più possibile a destra e non accade assolutamente nulla: è una st rada tranquillissima. Andare su via Mameli, questa si che sarebbe una mossa stupida», si sfoga una signora di 65 anni residente in via Nervesa. «Provo a seguire le norme, ma non ci sono le infrastrutture, né i cartelli adeguati».

PARCHEGGI. Se trovare uno stallo blu libero in centro equivale spesso a scoprire un’oasi nel deserto, parcheggiare la bici a volte può ess ere quasi altrettanto difficile. Le rastrelliere non sono sufficienti ad assicurare tutti i velocipedi in circolazione. E dato che lasciare incustodito il proprio mezzo non conviene, elevato è il rischio furti, in molti scelgono di legare la bici ai pali, spesso ostruendo i marciapiede.

Tratto da: NULL

Data: 1/01/1970

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