Prevista ondata di ricorsi all’Inps. L’istituto: «Valuteremo l’apertura di sportelli dedicati». Filice (Spi-Cgil): «Trattati come dei bancomat»

Anziani in attesa in un ufficio dell’Inps
Le lettere sono già arrivate a casa di alcuni pensionati veronesi. Poche righe per comunicare, in sostanza, che da quest’anno riceveranno un assegno inferiore rispetto a quello previsto. «Colpa» dell’articolo 1, comma 260, della legge 30 dicembre 2018 numero 145 che ha obbligato l’Inps a ricalcolare il trattamento pensionistico di 73mila anziani della provincia (dato Spi Cgil), oltre il 30 per cento di quelli che ricevono una pensione: tutti coloro cioè, che incassano un assegno superiore ai 1.537 euro lordi al mese, cioè circa 1.200 euro netti. Per questi anziani l’adeguamento al costo della vita sarà inferiore rispetto a quanto programmato proprio a partire dal 2019, secondo sette fasce di perequazione con aliquote decrescenti introdotte dall’ultima Finanziaria: in pratica, le pensioni più alte, faranno i conti con un taglio maggiore. Per esempio, chi prende 3mila euro al mese subirà un taglio di circa 13 euro, chi ne prende 5mila ci rimetterà una trentina di euro. «Non parliamo di grosse cifre, ma per gli anziani incassano 1.200 euro al mese anche pochi euro fanno la differenza», puntualizza Raffaella Moretto, segretaria della Federazione nazionale pensionati (Fnp) della Cisl di Verona. E aggiunge: «A queste pensioni da anni non veniva applicato un adeguamento al costo della vita. Avevamo raggiunto un accordo con il governo Gentiloni affinché, dal primo gennaio di quest’anno venisse fatta la perequazione, ma l’attuale esecutivo ha cambiato le carte in tavola». Il taglio alle pensioni è stato stabilito infatti dall’ultima Finanziaria: questo «ricalcolo» farà guadagnare allo Stato 3,6 miliardi nei tre anni di applicazione (dal 2019 al 2021), con un effetto-trascinamento valutato in 17 miliardi sul decennio. Risorse che, nei piani del Governo, dovranno essere impiegate anche per Quota 100.Le polemiche erano iniziate nei mesi scorsi, l’ondata di ricorsi si farà sentire nei prossimi. Intanto alcuni pensionati, ricevuta la lettera, si sono rivolti all’Inps per chiarimenti. «Viene tutto gestito centralmente da Roma», assicura Dario Buonomo, che dirige la sede veronese dell’istituto, «noi ci occuperemo del flusso di ritorno, cioè di coloro che verranno nei nostri uffici per avere informazioni: se i numeri saranno elevati valuteremo l’apertura di sportelli ad hoc». Ma la portata della novità si capirà nei prossimi mesi. La nuova perequazione infatti è entrata in vigore da gennaio, ma ancora non è stata applicata con la conseguenza che in questi primi tre mesi i pensionati hanno visto crescere il loro assegno in misura superiore rispetto al meccanismo introdotto dalla legge di bilancio per il 2019. Non sono soldi regalati: l’Inps ha già avvisato che dovrà recuperare le maggiori somme corrisposte da gennaio a marzo e il conguaglio, che comprenderà la somma del taglio di tre mesi più quello applicato nel mese in corso, verrà con ogni probabilità chiesto con l’assegno di giugno, dopo le elezioni europee di maggio. «Il governo lo ha rinviato a dopo il voto per ovvie ragioni di opportunità», commenta Adriano Filice, segretario generale dello Spi Cgil di Verona, «ma noi lotteremo perché non sia attuato. Nessun cambiamento in vista: anche questo governo tratta i pensionati come un bancomat. E mette le mani nelle loro tasche facendogli pagare il conto della manovra economica con un danno permanente, perché questa decurtazione non sarà più recuperata. A rimetterci non sono le pensioni d’oro ma chi ne ha una normale. Noi», conclude, «continueremo a mobilitarci contro questi provvedimenti, per una riforma delle pensioni che tenga conto del diritto di anziani e giovani a una pensione dignitosa, oggi come domani”.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 13

Data: 29/03/2019

Note: FRANCESCA LORANDI