TRASPORTI. Pronto il progetto preliminare della tratta Verona-Pescantina sulla linea del Brennero. Partono dal territorio le richieste per avere compensazioni in opereTav, il nodo delle case da demolireLe zone critiche tra corso Milano e Chievo.

Il Pd: «Rfi ha 40 milioni per risarcire i residenti, il Comune tratti per tutelarli»Una casa in via Fava, tra corso Milano e Chievo, fianco della linea ferroviaria, che verrebbe demolita per fare posto ai binari Tav Pronto il progetto preliminare della Tav tra Verona e Pescantina, cioè il quarto lotto, della linea Verona-Brennero (mentre c’è il via libera al primo loto di lavori della Brescia-Verona).

Ma ora c’è il nodo di 55 unità abitative da demolire, nella zona tra corso Milano e Chievo-La Sorte, per fare posto al quadruplicamento del binario per far passare i treni ad alta velocità-alta capacità, per passeggeri e merci. Così dal Pd, in maggioranza al Governo, parte una richiesta al Comune a tutela dei residenti espropriandi.«Il Comune si attivi con Rete ferroviaria italiana per utilizzare i 40 milioni destinati dai progettisti per ristorare e compensare i residenti che perderanno la loro casa, con opere pubbliche, ma anche prevedendo la costruzioni di nuove abitazioni in una zona non distante da dove sono sempre vissuti». Lo dicono il deputato del Pd Vincenzo d’Arienzo, con il consigliere comunale del Pd Federico Benini e la capogruppo Carla Padovani, presenti una dozzina di persone del Comitato di residenti Tac C1 (regolarmente registrato) delle zone che saranno interessati dalle demolizioni.Come spiegano D’Arienzo, Benini e lo stesso comitato, sono particolarmente interessate case lungo le vie del Fortino e Fava, a destra del binario andando verso nord, ma anche della località La Sorte, vicino a Chievo, interessate come detto dal passaggio della ferrovia. «Il tracciato previsto dal progetto preliminare è quello storico», spiega D’Arienzo, «con intervento di quadruplicamento in affiancamento alla linea storica ma con interramento sulle tratte possibili e riqualificazione delle aree in superficie», dice D’Arienzo. «La soluzione individuata – l’unica che consente di superare il forte impatto ambientale su San Massimo – ha fatto lievitare i costi di circa un miliardo». Da una prima analisi seppur sommaria del progetto «risulta però che alcuni fabbricati saranno espropriati, che i lavori dovranno concludersi entro il 2025, quando entrerà in funzione la galleria di base del Brennero, e che si è lavorato per evitare blocchi della viabilità, soprattutto su corso Milano».Dal progetto emergono due elementi significativi, come illustra il Pd, presente Dante Mattei, tra gli altri, vicepresidente del Comitato Tac C1. Vale a dire, che alcune aree oggi divise dai binari potrebbero essere unite. Infatti, dice D’Arienzo, «sparirebbe la barriera ferroviaria, un vero muro divisorio, che dal dopoguerra separa in due la città, in particolare San Massimo e Croce Bianca, dal resto del capoluogo. La stessa parte oggi occupata dai binari però», precisa, «potrà essere pienamente fruibile, visto che in quel territorio la linea sarà interrata, per quasi otto metri dal livello terra».Ma che cosa fare, dunque, ora? Benini propone al sindaco Sboarina di avviare subito un tavolo di confronto con Rete ferroviaria italiana «per regolare con un accordo di programma i rapporti patrimoniali in gioco e volgerli al beneficio della comunità. Il Comune poi, partendo dal protocollo già sottoscritto, definisca cosa intende fare in quell’area e cosa dare in cambio alle ferrovie. Individui poi aree vicine ove ricostruire unità immobiliari in zone vicine», e il Comitato propone tra San Massimo e il Seminario, «tuteli i residenti, che perderanno la casa e/o subiranno lavori per anni, e si faccia carico della comunicazione sui lavori».Enrico Giardini

 

Tratto da: L'Arena - Edizione del 22/7/2017Sezione "Cronaca"Da pag. 11