Teatro Romano: gradinate e scalini d'accesso all'ascensore che sale al museo

CITTÀ INACCESSIBILE. Gradini in accesso, all’interno e in discesa: la visita all’Archeologico risulta ancora un problema «per disabili o anziani»

Segala: «Si farà la stazione intermedia della funicolare e si tratta per un elevatore dalla cavea del teatro»«Se volete farvi del male». La segnalazione, in forma di lettera, arriva da Nicoletta Dalla Vedova. Racconta di una vista al museo archeologico del Teatro Romano «splendido allestimento, collezione pregevole». «Ma se siete disabili non andateci proprio, neppure nel più luminoso e asciutto giorno di sole». Scale nella «cavea» per salire verso l’ascensore che conduce nel corpo centrale, altri gradini all’interno, una discesa tutta per gradoni per chi voglia chiudere il cerchio della visita. «Problema noto che ora sarà risolto», commenta l’assessore Ilaria Segala, la quale ha la delega anche per l’eliminazione delle barriere architettoniche. «Lo sblocco dei fondi del patto di stabilità ci permette adesso, dopo il passaggio in Consiglio, di mettere in cantiere il progetto della stazione intermedia della funicolare. Ed è ripartito il dialogo con la Soprintendenza per trovare un accordo sul progetto di un elevatore dalla “cavea” all’ascensore di servizio. Un’idea non nuova, dapprima approvata e poi bocciata… ora c’è una speranza di riprenderla per realizzarla».In attesa della soluzione, che potrebbe essere doppia, il museo archeologico e lo stesso Teatro romano restano difficilmente accessibili per quanti non siano in buona efficienza fisica: una disabilità motoria grave impedisce, attualmente, la visita. «Ma anche per chi soffra semplicemente dell’età e dei naturali acciacchi alle articolazioni», osserva Nicoletta Dalla Vedova, «salire e scendere le scalinate, spesso senza corrimano, risulta faticoso e pericoloso quando le pietre siano bagnate».L’ingresso al complesso archeologico è degno del prestigio del sito. All’interno però (a parte il disagio momentaneo per lo smontaggio delle strutture per gli spettacoli estivi) una doppia rampa di gradini, diseguali e sconnessi, porta verso l’ascensore che sale al quinto piano dell’ex monastero sede del museo. Non c’è corrimano e pietre e mattoni, se bagnati, rappresentano un’insidia per chi non abbia un passo sicuro. Altre scale conducono dal quinto piano a quello sottostante, da cui si esce attraverso il chiostro per scendere a visitare la portineria di quello che fu il convento dei Gesuati. Di lì la discesa è una sequenza di scalinate, facilitate da un passamano che riportano… alla doppia sequenza di gradini verso l’uscita. «Un restauro bello e costoso ma pensato solo per le scolaresche, cui piace saltare tra le pietre?», osserva con amarezza Nicoletta Dalla Vedova. «Certo il complesso è frequentato dai turisti ma è evidente l’infrazione delle più comuni norme civili sull’abolizione delle barriere architettoniche. E la responsabilità di un incidente, credo, ricadrebbe sul Comune». «Verona», conclude, «ha l’Arena e tutto il suo passato romano. Ma i musei sono un’altra cosa, tutti ne dovrebbero potere usufruire».Segala è fiduciosa: «Il problema l’abbiamo sollevato da tempo e gli “stop” sono derivati da cambiamenti di parere sul progetto di elevatore, su cui ora si torna a trattare. Intanto è risolto il nodo dei finanziamenti per la stazione intermedia». Strada piana se non in discesa. Con una data ipotizzata: «Il 2019». Sarebbe un grande risultato

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 17

Note: Paolo Mozzo - Fotoservizio Marchiori