La tomba del gran maestro dei Templari a San Fermo

LA SCOPERTA. Da domani l’intervento della Soprintendenza nel cenotafio a San Fermo
Il sarcofago medievale verrà restaurato. I resti sono di un uomo vissuto sette secoli fa, attribuiti al gran maestro Arnaldo di Torroja.
«Una bomba». Monsignor Fiorenzo Facchini non usa mezzi termini per definire la scoperta, a San Fermo, dei resti del maestro generale dell’Ordine del Tempio Arnaldo di Torroja. Tant’è che domani gli esperti della Soprintendenza daranno il via al restauro di quel sarcofago misterioso abbandonato da secoli nel chiostro della basilica, che con ogni probabilità è l’unica tomba al mondo di un alto dignitario templare sopravvissuta alla damnatio memoriae a cui la Chiesa condannò l’Ordine. Il presidente del Coordinamento scientifico per le ricerche sugli ordini religioso-militari ci sta indagando sopra da tre anni. Da quando al magister templi di Verona Mauro Giorgio Ferretti, presidente dell’associazione Templari cattolici d’Italia, saltò la mosca al naso dopo aver notato sul cenotafio il dettaglio della croce patente con una spada stilizzata incisa nel braccio inferiore, la forgia tradizionalmente attribuita alle cariche più importanti dell’Ordine. Con lui hanno lavorato l’archeologo Giampiero Bagni, fra i massimi esperti delle vicende che portarono alla soppressione dell’ordine nel 1312, e un team di studiosi delle università di Bologna, Nottingham Trent e Barcellona. Ieri si sono radunati tutti al convegno organizzato nell’auditorium di San Fermo per presentare i risultati delle analisi scientifiche. Lo scheletro appartiene a un uomo di circa 50 anni vissuto sette secoli fa, che pare soffrisse di mal di schiena e mal di denti. Al Medioevo risale pure la roccia del cenotafio. Mentre i frammenti di stoffa rinvenuti nel sarcofago, databili intorno al 1100, sono quelli di un abito di pregio: la fibra è seta, una materia prima preziosissima per l’epoca, con diverse tonalità di colore fra cui il blu, pure quello raro da trovare nelle stoffe del tempo. Sotto le ossa, altri resti di tela che quasi certamente appartengono a un sudario. Tutto fa pensare che si tratti proprio del catalano Arnaldo di Torroja, che fu il nono dei maestri generali dell’antico Ordine. Di lui si sa che morì a Verona nel 1184, ma finora il suo luogo di sepoltura non si conosceva. Perché l’identità venga confermata, l’università di Harvard analizzerà il dna comparandolo con i frammenti ossei prelevati dalla tomba di Guillermo, un suo fratello vescovo sepolto a Tarragona. Le autorizzazioni ci sono tutte e si procederà martedì con l’apertura della tomba, ma per l’esito bisognerà aspettare almeno un anno. L’indagine è finanziata dall’associazione dei Templari e da un nutrito gruppo di sponsor: Fondazione Cattolica, Agsm, Amia, Funivia Malcesine Monte Baldo, Studio Protecno, Tecnoservice.Nel frattempo ci sono in animo progetti ambiziosi. «Dal Comune, che ne è il proprietario, abbiamo ottenuto il comodato della porzione del chiostro in cui è collocato il sarcofago», ha spiegato Ferretti. «I restauratori ci hanno confermato che si potrà recuperare integralmente il sarcofago. Lo posizioneremo al centro dell’edicola e pensiamo di inserirvi un’urna di cristallo per rendere visibili i resti. L’idea, fra un anno, è far partire itinerari a piedi alla scoperta dei luoghi di Verona riconducibili a un passato templare».Fra questi, Santa Toscana, Santo Stefano e San Giovanni in Valle. «Per creare un turismo dal taglio più spirituale». C’è la benedizione di don Maurizio Viviani, parroco di San Fermo. Anzi, l’idea è completare con questo plus il progetto del Museo diocesano.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 61

Data: 22/04/2018

Note: Laura Perina - foto Marchiori