La tabaccheria di Roberto Forini alla stazione di Porta Nuova

LA NUOVA VIA. Si lavora ad un accordo per allargare i punti vendita dei dispositivi di sicurezza a prezzi calmierati
Gli 804 negozi nel Veronese sono pronti a venderle a 50 centesimi l’una. «Il nostro è un servizio sociale importante»

Mancano solo gli ultimi dettagli, ma a breve anche nelle tabaccherie si potranno acquistare le mascherine. Dopo l’annuncio del commissario per l’emergenza Domenico Arcuri i tabaccai sono pronti a vendere i dispositivi di protezione: merce pregiata in questi ultimi mesi. A Verona e provincia le rivendite sono 804 e potranno garantire capillarità su tutto il territorio e il prezzo, così come ha annunciato lo stesso Arcuri, sarà di 50 centesimi l’una più Iva. «È un’opportunità sia per la popolazione che per noi», commenta Roberto Forini presidente provinciale della federazione italiana tabaccai. «Non ci sarà un grande guadagno, ma in questo periodo va bene tutto», aggiunge. Il margine, infatti, sarà risicato: «Si parla del 10 per cento, pari a quello che percepiamo con la vendita delle sigarette, ma non lo si fa solo per un fatto economico, serve una visione più ampia», spiega Forini. Ora che la proposta è in fase avanzata mancano solo alcuni dettagli da limare: come gestire la distribuzione nei punti vendita in tutta Italia – nel nostro Paese su 7.900 Comuni quelli in cui è presente almeno una tabaccheria sono 7.400 – e quante se ne potranno vendere in ciascun esercizio. Forini, poi, sottolinea il grande lavoro che lui e i suoi colleghi hanno svolto in questi due mesi di emergenza covid-19: «Abbiamo svolto un servizio sociale importantissimo. Se consideriamo che gli uffici postali sono rimasti chiusi, o a orari ridotti, siamo stati noi a sopperire». Ecco quindi che la possibilità di acquistare mascherine in tabaccheria, secondo Forini, può anche cambiare la percezione generale della categoria: «Spesso veniamo additati come venditori di morte, in realtà in questo momento di emergenza siamo sempre stati aperti, mettendo a rischio noi stessi e le nostre famiglie». E aggiunge: «Questo è un ulteriore passo avanti rispetto al ruolo che può avere una tabaccheria e prima si chiude l’accordo meglio è». Tanto, però, ruota intorno al prezzo di vendita. «Abbiamo visto di tutto. Le mascherine sono passate da 3 centesimi l’una a 2,50 euro, noi le vendiamo e basta, siamo abituati a marginalità risicate», conclude il presidente. Ma non a tutti va bene. C’è infatti da considerare il costo di produzione e di acquisto del prodotto per gli imprenditori. Come accaduto in alcune farmacie, infatti, scatoloni di mascherine sono rimaste invendute perché il prezzo al pubblico (i famosi 50 centesimi) era troppo basso. Battista Cailotto, grossista, spiega che dal punto di vista imprenditoriale è difficile per una azienda avere reddito a queste cifre. Anche a fronte degli investimenti fatti per acquistare macchine per la produzione di mascherine. La questione, poi, aggiunge Cailotto, riguarda la difficoltà nell’acquisto: «Non si trova prodotto italiano». Per quanto riguarda i guanti in lattice, infatti, una delle più grandi produttrici è una azienda in Malesia che però fino a dicembre non accetta più ordini. «Cento guanti ora noi li paghiamo più del doppio rispetto a prima».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 10

Data: 14/05/2020

Note: Nicolò Vincenzi