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ECCELLENZA. L’equipe dell’Azienda ospedaliera ha eseguito un impianto combinato cuore-fegato, il primo nel Triveneto.
Pasquale Visciano era a un passo dalla morte, si è salvato grazie agli organi donati da un trentenne lombardo. L’intervento è durato un’intera notte, a breve l’uomo sarà dimesso

Pasquale Visciano, 53 anni, ha un cuore e un fegato «nuovi». Ma si può dire che sia, lui, un uomo completamente nuovo. Prima del 14 giugno i medici gli davano pochi giorni di vita: «Ero già rassegnato», confida. Ora invece, grazie a uno speciale trapianto eseguito all’ospedale di Borgo Trento, gli si spalanca davanti un’esistenza che potrà essere ancora molto lunga. Dopo un periodo di osservazione, tornerà a Vicenza, dove abita, fra le braccia di sua moglie Olga, dei fratelli e degli amici. Visciano è la prima persona nel Triveneto su cui è stato effettuato un trapianto combinato, cioè in simultanea, di cuore e fegato, entrambi provenienti da un donatore reperito in Lombardia. L’intervento, delicatissimo, era stato eseguito solo altre due volte in Italia (la prima a Bologna nel 2008). Nella notte di domenica 14 giugno, dopo otto ore di sala operatoria, è stato portato a termine con successo anche al Polo Confortini dall’equipe multidisciplinare della Cardiochirurgia, della Chirurgia generale ed endoscopia d’urgenza, e del Centro trapianti di fegato dell’Azienda ospedaliera, con il supporto di diverse altre specialità (anestesiologiche, infettivologiche ed epatologiche).Il calvario di Visciano, napoletano d’origine ma vicentino da ormai trent’anni, operaio in una fabbrica , è iniziato nel 2005 a causa dell’epatite C: una malattia che danneggia pesantemente il fegato e per cui, fino a pochissimo tempo fa, non esistevano terapie risolutive. In più, a questa grave patologia se n’è aggiunta un’altra a carico del cuore: la miocardiopatia dilatativa, che ostacola le contrazioni per il pompaggio del sangue.L’uomo ha potuto sopravvivere per un decennio – sempre peggio, in realtà – solamente attraverso l’assunzione ininterrotta di farmaci molto potenti che, però, non sono concepiti per essere presi a vita e provocano varie controindicazioni.Infatti, racconta Visciano, «non ce la facevo più. Mi sentivo a pezzi. Mi tenevo costantemente controllato, ma le condizioni di salute non mi permettevano di fare più nulla. Non avevo più una vita. Perciò ho deciso di tentare il tutto per tutto. E a Verona ho trovato la salvezza».Al braccio di un’infermiera, riesce a fare qualche passo lungo il corridoio del reparto di Cardiochirurgia. Dallo scollo del pigiama spunta un lembo delle bende che gli ricoprono tutto il torace. È pallido e smagrito, ma il peggio è passato. E anche il periodo critico per il rischio di rigetto, per ora, sta trascorrendo senza problemi.«Lo scorso marzo andai a fare l’ennesimo controllo. Ero allo stremo. L’esito infatti è stato pessimo, mi rimaneva pochissimo tempo», racconta ancora. L’unica via d’uscita a quel punto sembrava il cuore artificiale. Ma nei giorni febbrili della decisione è accaduto ciò che pareva ormai impensabile. Si è trovato il donatore compatibile con il raro gruppo sanguigno di Visciano, il B. Negli occhi dell’uomo passa la stessa ombra del momento in cui ha saputo che la sua rinascita dipende dal cuore e dal fegato di un giovane di 30 anni, di Varese, morto improvvisamente, e di cui non si può sapere null’altro per rispetto dell’anonimato. Visciano tra pochi giorni sarà a casa: «Posso solo ringraziare tutti coloro a cui devo la vita».
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Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA -

Data: 25/06/2015

Note: Lorenza Costantino CRONACA, pagina 14