SANITÀ. Con la scoperta fatta da due cervelli in fuga si faranno farmaci per fermare il cancro
Il professor Tortora: «Siamo uno dei tre centri di riferimento al mondo La prossima sfida? Le innovazioni molecolari per l’immunoterapia»

Gli interventi chirurgici e le cure del tumore del pancreas portano Verona tra i tre migliori centri al mondo
Camilla Ferro Hanno vinto una battaglia importantissima nella lotta al cancro. Hanno scoperto la «droga» del glioblastoma – tumore del cervello tra i più aggressivi – scovando l’alterazione genetica che lo alimenta. Gli scienziati italiani Antonio Iavarone e Anna Lasorella – cervelli in fuga da anni alla Columbia University di New York – hanno trovato il meccanismo che dà energia a questi carcinomi e che li rende dipendenti come i tossici alle sostanze stupefacenti, permettendo alla malattia di crescere. Il professor Giampaolo Tortora, direttore dell’Oncologia dell’Università e dell’Azienda ospedaliera di Verona, conosce a fondo la ricerca dei colleghi emigrati e applaude, soprattutto, alle porte che apre alla sperimentazione. La portata della scoperta segna quindi davvero un punto decisivo per la ricerca oncologica?Sì, da qui sarà possibile concentrarsi su nuovi farmaci in grado di bloccare lo sviluppo della malattia. Il team di Iavarone ha capito come funziona l’alterazione genetica che causa i glioblastomi, è riuscito cioè a smontare il motore che li alimenta e a capire come agisce: se si interrompe la produzione di energia, si ferma la loro crescita. Come dire: tagliando il filo, non arriva più corrente al cancro.In un certo senso sì. Va detto che l’ambito di applicazione è limitato al 3% dei tumori del cervello ma avrà ricadute rilevanti per tutti gli altri. Il 3% sembra poco ma si parla di decine di migliaia di persone malate nel mondo.Tutto questo, professor Tortora, come può essere utilizzato dall’oncologia già eccellente dell’Università di Verona, ad esempio quella del pancreas che fa scuola a livello internazionale?Qui da noi gli studi di Iavarone in un certo senso già li facciamo. Ogni medico esplora un campo diverso, noi lavoriamo soprattutto sulla genetica: stiamo ottenendo risultati molto importanti nell’analisi molecolare. Siamo a livelli d’eccellenza, oltre che per il pancreas per il quale siamo tra i primi tre-quattro centri al mondo, anche per il polmone, il colon e, in generale, per ogni altro tipo di tumore. Lavoriamo in maniera integrata con la diagnostica molecolare e stiamo ottenendo risultati che fanno ben sperare. Il nostro know-how, le nostre competenze e le strumentazioni di cui disponiamo, mettono la nostra oncologia tra le migliori non solo d’Italia: la comunità scientifica mondiale ci riconosce un ruolo di primaria importanza.Quale è il settore su cui siete maggiormente concentrati?Stiamo puntando sulle innovazioni molecolari che stanno aprendo frontiere mai pensate fino a pochi anni fa: siamo ad una svolta fondamentale con la immunoterapia. Per i melanomi, ad esempio, dieci anni c’era poco oggi invece abbiamo farmaci che stanno cambiando le prospettive. Io, in 30 anni di attività, ho visto fare passi in avanti da gigante e siamo vicini a farne altri che rivoluzioneranno le cure. Ricerche, sperimentazioni, associazioni come l’Airc dedicate alla causa: i numeri cosa dicono? I dati sono questi: una persona su 4 nel corso della propria vita si ammala di cancro e il 50% guarisce, grande successo rispetto al passato. Come lo sono le percentuali altrettanto alte di cronicizzati cioè di pazienti che non sconfiggono il tumore ma ci convivono in modo da avere una aspettativa di vita decennale. Quale è il tumore più diffuso?Resta sempre quello del seno, lo stesso che però risponde meglio alle cure permettendo alle donne una lunga sopravvivenza: sono 3 milioni in Italia quelle che se lo sono messo alle spalle.E i bambini?I tumori pediatrici sono un gruppo a parte con un andamento diverso da quello degli adulti. Con loro l’immunoterapia non ha dato risultati soddisfacenti come per i grandi ma di sicuro, per le leucemie, ad esempio, i tassi di guarigione sono alti. L’oncoematologia pediatrica di Borgo Roma è un altro nostro fiore all’occhiello. Ogni bambino salvato è un successo, oltre che medico, umano.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 19

Data: 27/01/2018

Note: CAMILLA FERRO