LA STORIA. Tra le fabbriche alimentate dall’energia fornita dal canale Camuzzoni ci sono le cartiere Fedrigoni
Costruita oltre 120 anni fa, è stata il motore principale dello sviluppo della città Con la centrale idroelettrica di Tombetta, garantisce elettricità pulita a 15mila famiglie
Il suo profilo, l’architettura e il colore fulvo della struttura in parte metallica è conosciuta da tutti i veronesi. Ma pochi sanno che la diga del Chievo, costruita oltre 120 anni fa, è stata uno dei motori principali per lo sviluppo industriale della città. E che il comparto del Chievo, da dove parte canale Camuzzoni opera idraulica tra le più antiche del nord Italia, insieme alla centrale idroelettrica di Tombetta, sono ancora oggi in grado di soddisfare il fabbisogno energetico annuo di 15mila famiglie evitando l’emissione nell’ambiente di 25mila tonnellate di anidride carbonica.«Qui siamo alle origini dell’industrializzazione di Verona. Qui è nata l’industria veronese, proprio grazie all’energia elettrica prodotta con questa risorsa rinnovabile ante litteram. Tengo a sottolineare che quest’opera di fatto fornisce energia pulita alla città da oltre un secolo», ha spiegato il presidente dell’Agsm Michele Croce che ieri è stato in sopralluogo alla diga del Chievo, alla centrale e sul vicino lembo di terra che divide le acque dell’Adige da quelle che confluiscono all’interno di canale Camuzzoni: canale artificiale che risale agli ultimi decenni dell’Ottocento. Tuttavia, l’idea di deviare l’acqua dell’Adige per permettere lo sviluppo industriale della città è ancora più vecchia: era stata pensata già nel Settecento e venne in mente nientemeno che a Scipione Maffei. La progettazione esecutiva del Canale fu però secondaria e affidata all’ingegnere comasco Enrico Carli, che terminò le opere nel 1887. La costruzione della diga del Chievo venne affidata invece all’ingegnere Gaetano Rubinelli, ricordato anche su una lapide marmorea affissa sul lato della prima torretta della diga, affacciata su lungadige Attiraglio.«Sono numerose le industrie nate e cresciute grazie all’energia fornita dal canale, a iniziare dalle Cartiere Fedrigoni, ancora oggi socie al 25 per cento del consorzio che le dirige. Nel 2017, i ricavi del consorzio Canale Camuzzoni sono stati pari a 3 milioni e 270mila euro. Oltre due milioni e mezzo quelli invece arrivati dalla centrale di Tombetta e ben 602mila euro dalla diga del Chievo, patrimonio anche architettonico della città», ha aggiunto Croce, snocciolando numeri e dati ricavati dal nuovo bilancio dell’Agsm recentemente approvato e presentato pubblicamente la scorsa settimana.Questo passato glorioso e green, tra l’altro implementato lo scorso decennio con la costruzione ed entrata in funzione di un nuovo impianto al Chievo in forza alla centrale di Tombetta, «è anche il nostro futuro. Le energie rinnovabili che oggi affiancano l’idroelettrico, cioè quelle ricavate dal sole e dal vento, rappresentano un settore in cui negli ultimi 20 anni Agsm ha investito più di 100milioni di euro e continuerà a farlo», ha concluso Croce.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 56

Data: 5/05/2018

Note: Ilaria Noro - fotoservizio Marchiori