La nuova apparecchiatura a ultrasuoni

SANITÀ. Inaugurata ufficialmente dal presidente veneto Zaia la Mrg Fus, apparecchiatura entrata in funzione a ottobre
È in grado di ridurre il tremore fino all’80 per cento. Buoni risultati già su una decina di pazienti. Utilizzi anche per oncologia e ginecologia

 

Buone notizie per la salute dei veronesi. La Radiologia di Borgo Trento conta su un macchinario a ultrasuoni di ultima generazione per il trattamento non invasivo di patologie neurologiche, oncologiche e ginecologiche. Un triplice impiego che ne fa un unicum in tutta Europa. L’investimento dell’Azienda ospedaliera è stato di quasi 6 milioni di euro, altri 1,3 li ha stanziati la Fondazione Cariverona. La MrgFus, questo il nome tecnico, funziona da ottobre. Su una decina di pazienti selezionati ha già dato risultati che fanno ben sperare. Avanti di questo passo, la terapia potrebbe cambiare radicalmente la vita di tantissime persone, come quelle affette dal Parkinson in fase iniziale.La metodica riduce il tremore tipico della malattia anche del 60-70 per cento in un’unica seduta, che fra l’altro è sufficiente perché il sintomo non si ripresenti mai più con la stessa intensità di prima. La macchina è stata inaugurata ieri dai vertici dell’Aoui – il direttore generale Francesco Cobello, la direttrice sanitaria Chiara Bovo, il direttore amministrativo Igino Eleopra e la responsabile della gestione Giovanna Ghirlanda – insieme al presidente del Veneto Luca Zaia, l’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto col suo direttore generale Domenico Mantoan e il primo cittadino Federico Sboarina. Presenti anche numerosi primari, fra cui il direttore della Radiologia Stefania Montemezzi, l’equipe di neurologi dell’Aoui impegnata nel trattamento del Parkinson e dei disordini del movimento, e il prorettore Antonio Lupo in rappresentanza dell’università. L’apparecchio funziona grossomodo come una risonanza magnetica. A livello pratico gli ultrasuoni distruggono le lesioni senza danneggiare i tessuti sani circostanti, attraverso un innalzamento della temperatura che avviene in modo controllato e preciso grazie a un sistema di acquisizione delle immagini. Una seduta può durare fino a quattro ore, ma non richiede anestesia e ha tempi di degenza inferiori rispetto alle metodiche tradizionali. Il macchinario è già stato utilizzato con successo su un paio di pazienti che soffrono di tremore, alcuni bambini con tumori benigni alle ossa e sei donne affette da fibromi uterini o dalla dolorosissima adenomiosi, un particolare tipo di endometriosi localizzata nella parete dell’utero che può causare infertilità.Ma ci sarebbero anche altre indicazioni: pancreas, prostata e fegato in primis. La paziente «zero» è una signora settantenne, insegnante in pensione, che s’è sottoposta alla terapia per curare il tremore essenziale alla mano destra di cui soffriva da trent’anni e ormai le impediva anche i gesti più semplici, come scrivere il proprio nome. Il giorno successivo alla seduta di ultrasuoni il disturbo era ridotto del 90 per cento e oggi la componente rimasta è tenuta sotto controllo con i farmaci. «Si fanno grandi simposi sull’innovazione» ha sottolineato Sboarina «ma questa è la dimostrazione plastica della tecnologia applicata alla salute dei cittadini. Investire a vantaggio della salute è un valore fondamentale e noi veronesi dobbiamo essere orgogliosi della nostra sanità». «Che si conferma un’eccellenza nazionale ha fatto eco Zaia. «Siamo l’unica Regione che ha dotato gli hub regionali della chirurgia robotica e con il 12 per cento abbiamo uno dei tassi più bassi della sanità privata. Ci troviamo a gestire un’azienda di una complessità che si spiega con pochi numeri: 68 ospedali, 80 milioni di prestazioni l’anno, due milioni di accessi al Pronto soccorso, un bilancio superiore ai 9 milioni e 300mila euro. Sempre nell’ottica della cura dei pazienti, che arrivano da ogni parte d’Italia».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 15

Data: 14/02/2018

Note: Laura Perina