Il filosofo, etologo e zooantropologo Roberto Marchesini

LA QUESTIONE. Parla l’etologo Roberto Marchesini, che giovedì terrà due incontri a Verona
«Non trasformiamo gli animali in sostituti delle nostre mancanze»
Trattare il cane o il gatto come se fossero dei figli, dei fratelli, insomma degli esseri umani? Quello della cosiddetta «umanizzazione» degli animali è un atteggiamento molto rischioso per il benessere nostro e dei nostri compagni di vita, eppure molto diffuso. Verterà anche su questo tema il doppio incontro veronese di Roberto Marchesini, filosofo, etologo e zooantropologo impegnato da anni in una ricerca interdisciplinare volta a ridefinire il ruolo degli animali nella nostra società, e che giovedì 10 gennaio incontrerà il pubblico alle 16 nella sede di Animalisti Verona onlus, in via Lussino 37, e poi alla libreria Libre, alle 18, per parlare del suo libro «Etologia cognitiva. Alla ricerca della mente animale».«Tutti dovremmo apprezzare gli animali per quello che sono, senza trasformarli in sostituti delle nostre mancanze, come se fossero dei figli o dei partner», spiega Marchesini. «Il cane ha il diritto di essere trattato secondo le proprie caratteristiche etologiche e così è per il gatto: chi li umanizza non li sta viziando, li sta maltrattando. Spesso vedo persone che dicono di amare il proprio cane o gatto, quando in realtà amano se stesse attraverso i loro quattrozampe». Un modo di rapportarsi, insomma, che non fa bene né agli animali né alle persone, perché sollecita le peggiori forme di narcisismo. «Gli animali invece dovrebbero insegnarci l’empatia e l’apertura al mondo, non la chiusura in se stessi».L’etologo, tuttavia, sottolinea anche l’importanza di riconoscere i cani e gatti come individui dotati di una propria forte personalità. «Il cane e il gatto non sono esseri umani, ma non per questo sono degli automi privi di una loro dimensione psicologica. Anzi! Vivono emozioni molto intense, hanno desideri, hanno una loro memoria e soprattutto ogni loro comportamento è sempre frutto di un pensiero e non di un meccanismo. Certo, il pensiero di ogni specie è differente come peraltro l’intelligenza, che non è altro che una funzione specifica. Il cane, per esempio, ha un’intelligenza sociale molto sviluppata, potremmo dire che è un politico raffinato che sa sempre come ottenere il meglio per sé e per il gruppo agendo sulle relazioni. Il gatto, invece, è un enigmista, la sua è l’intelligenza di un solutore di problemi da affrontare come solista».Di conseguenza, cambiamo molto anche le relazioni che possiamo costruire con questi due animali. «Il cane è solare, rumoroso, caldo, stoicamente volto al suo ruolo, tenace e ostinato, proiettato su larghi orizzonti, tutto resistenza come un maratoneta, solido come una jeep, sempre ricoperto di fango o altra sporcizia. Il gatto è il contrario, ossia lunare, silenzioso, freddo, epicureo nel godersi la vita, concentrato e distaccato, proiettato in verticale, tutto velocità e scatto come un centometrista, elastico come una macchina di Formula 1, sempre attento alla pulizia. Così anche le relazioni che contraiamo con loro sono assai differenti, anche perché questi due animali vivono il rapporto sociale in modo non sovrapponibile. Per il cane stare insieme vuol dire impegnarsi in un’attività dove si collabora. Per il gatto la relazione è uno stare vicini nel dolce far niente».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 21

Data: 8/01/2019

Note: SILVIA ALLEGRI