ABITUDINI ITALIANE

Scivolo piano dal letto, attenta a non far rumore. Ma dove sono le ciabatte? Brancolo fra i mobili fino ad arrivare in cucina e con lievi mosse mi preparo una moketta di caffè che metto subito sulla fiammella del gas.Pian pianino l’acqua che ho versato nella caldaia, si scalda, poi un gorgoglio, uno sbuffetto, ecco: il caffè sale attraverso il filtro e finisce borbottando nel raccoglitore schiumando fino all’orlo.L’aroma già serpeggia con le sue volute orientali, da grandi a sempre più filiformi, che si espandono per la cucina e si insinuano fin nelle camere.Sollecita le narici ad aprirsi, che ora annusano come quelle del cane Argo in odore di Ulisse.Mi siedo e sorseggio adagio, come mi insegnano alcuni proverbi ruspanti.Il caffè, dicono infatti, va preso rispettando la regola delle tre esse: sentà, scotà, scrocà. Inoltre deve essere: caldo come l’inferno, nero come il diavolo, dolce come l’amore, puro come un angelo.Sorseggio adagio il mio caffè mattutino, consapevole che con me ci sono migliaia di italiani che stanno godendosi l’insostituibile aroma del risveglio, che non è solo una bevanda, è un’istituzione intelligente e confortevole.In questo momento amo tutti i miei compatrioti che condividono il mio stesso rito mattutino.

Tratto da: L'Arena -lettere pag.24

Data: 11/06/2019

Note: MARIA PIA ELIODENI - Lavagno