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ESPLORAZIONE. La scoperta fatta dall´Unione speleologica veronese.
Il geologo: «Risale al Miocene, dai 23 ai 5 milioni di anni fa. In una delle grotte si sono ritrovate tracce della corrente».

 

Un mare fossile sotto le Torricelle. E´ la straordinaria scoperta dell´Unione speleologica veronese impegnata in un progetto di riscoperta delle «miniere di ocra».
A riferire della presenza di «un calmo mare fossilizzato» è il geologo Guido Gonzato che con il presidente Marco Frigo ed il biologo Roberto Chignola sta ripercorrendo le gallerie per disegnare una mappa delle forme geologiche. Di estremo interesse è anche la storia di queste «miniere» che riportano leggende e storie di duro lavoro. La terra gialla, cioè l´ocra, era preziosa e ricercata. L´estrazione avveniva sino a 45 metri di profondità e lungo le varie fenditure della roccia ci sono ancora le testimonianze di quell´attività conclusasi nel 1946. Quei cunicoli sono stati anche rifugio durante la Seconda Guerra Mondiale per tutti gli abitanti della vallata di San Giovanni. Certo, un panorama molto diverso dall´attuale via Castello S! an Felice. Campi verdi e pascoli sino alla «punta della nave», il puntone vecchio del forte austriaco. Un abbeveratoio datato 1919, dopo il terzo tornante, ricorda questo mondo ingiallito dal tempo. Quei luoghi e quelle grotte restano nella memoria di qualche anziano e nei racconti leggendari che vogliono tra quei meandri essere stato nascosto un vitello d´oro risalente a re Teodorico. Ma le «miniere» restituiscono pure un passato molto più lontano.
Siamo nel Terziario, il primo periodo dell´era cenozoica. Più precisamente nel Miocene che va dai 23,8 ai 5,3 milioni di anni fa. «In una delle grotte si sono ritrovate tracce della corrente di acqua marina», riferisce Gonzato. «Ed è possibile distinguerne la direzione ed il verso, nonché conoscere dove si trovava il mare rispetto alle grotte. Si trattava di un mare calmo in un ambiente verosimilmente tropicale, diversamente non vi sarebbe l´ocra. Questo è possibile grazie al ritrovamento dell! e cosiddette “ripple marks”, increspature cicliche! che si formano sulla superficie del sedimento. La datazione di queste antiche sabbie sarà possibile attraverso lo studio di alcuni fossili, i foraminiferi».
«E´ probabile che questa incursione marina, che ha portato sabbie verdi, rosse, bianche e grigie con fossili, sia avvenuta nel Miocene inferiore», prosegue il geologo. «La zona era in parte emersa in un mare poco profondo. La nostra esplorazione ha raggiunto il primo chilometro su una stima di venti dell´intero complesso di grotte».
Le indagini sull´origine dell´ocra e delle stesse grotte stanno interessando alcuni esperti delle università di Verona e Bologna. Lo studio paleontologico dei foraminiferi è stato affidato al professor Alberto Castellarin dell´ateneo bolognese, mentre al professore Adolfo Speghini l´analisi chimico-fisica al diffrattometro ed al ricercatore Flavia Guzzo quella al microscopio. Questi ultimi sono entrambi dell´ateneo scaligero, fac! oltà di Scienze matematiche fisiche e naturali. Altri nove campioni sono stati inviati al Settore laboratorio e controlli dell´Agenzia provinciale per la protezione dell´ambiente di Trento per le analisi di difrattometria a fluorescenza. «I nuovi dati raccolti potrebbero ridisegnare la storia delle Torricelle», dice Gonzato. «La terra gialla, infatti, potrebbe non derivare dalla disgregazione dei calcari, ma avere una diversa origine. Le due grotte sinora esplorate possiedono morfologie molto diverse fra loro. Quella più profonda ha una pianta a labirinto ed è intatta, mentre l´altra più in superficie ha ambienti più ampi ed è meno labirintica. Quest´ultima presenta strati trasgressivi di invasione marina. È questo piano ad essere di estremo interesse geologico perché permette la datazione sicura dello strato di ocra sottostante».

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 6/06/2012

Note: CRONACA – Pagina 22