«Garibaldi 1», complesso ex Unicredit per cui è depositato il progetto di recupero

Un quadrilatero chiuso. Attualmente inaccessibile e in disuso. In (minima) parte ancora banca, per il resto «archeologia urbanistica» contemporanea, su un’area di 55mila metri quadrati di proprietà della Fondazione Cariverona. È il complesso «Garibaldi 1», l’isolato ex-Unicredit di cui è agli atti negli uffici comunali uno studio di fattibilità per una futura diversa destinazione: ricettiva di lusso, commerciale ma anche «spazio fruibile dai cittadini», spiega l’assessore alla Pianificazione urbanistica, Ilaria Segala. «In questo caso non si trasforma, si riusa», sintetizza l’architetto Mario Botta, svizzero del Ticinese, «firma» della riqualificazione del teatro alla Scala milanese e titolare ora anche dell’operazione di recupero dell’area degli ex Magazzini Generali. Resta comunque fuori dai giochi, incluse eventuali varianti per la destinazione d’uso, il complesso «Garibaldi 2»: «È nella nostra disponibilità ma non è parte del piano attuale», conferma Salvatore Sesto, responsabile del progetto per Patrizia Real Estate Investment Management, la società proprietaria degli immobili. Anche il passaggio pedonale sotterraneo che collega i due complessi «esiste ma non avrà alcuna funzione in questo progetto che», chiarisce Segala, «riguarda solamente la porzione denominata “Garibaldi 1″».Il quadrilatero, delimitato dalle vie Garibaldi, Emilei, San Mamaso e Sant’Egidio, ospiterà, stando al progetto di fattibilità, un hotel di lusso, negozi, ristoranti e spazi praticabili per i cittadini. «Esistevano, storicamente, quattro entrate per questo complesso, che potranno essere recuperate, al pari delle corti», spiega Mario Botta. «Non si tratta di restauro ma di “ripulitura” di una struttura che presenta sovrapposizioni di epoche diverse, una sorta di “collage” dal Medioevo agli anni Trenta. Questo progetto mi ha posto di fronte a un problema di stampo europeo: tutte le città principali, oggi, sperimentano la necessità di recupero degli spazi non più utilizzati. Operazioni che, sempre, hanno come scopo il fare tornare a vivere l’ambiente urbano».Zona delicatissima, quella intorno ai palazzi ex-Unicredit. Viabilità difficile, nel cuore dell’area a traffico limitato. «È evidente come questo problema dovrà essere studiato a fondo», ammette l’assessore Segala. «Ma è pur vero come questo “quadrilatero” fosse il catalizzatore di oltre 900 dipendenti quando questa era la sede della banca. Oggi è praticamente disabitato e deve tornare a prendere vita». In sintesi: la viabilità è un problema ma non l’ostacolo insormontabile.Nascerà una «zona del lusso» nel cuore di Verona? «Dipenderà da come sarà gestito l’intervento», smorza l’architetto Botta. «Questi spazi», aggiunge, «saranno vivi, mentre ora vediamo un quadrilatero chiuso, un perimetro impenetrabile. Ho vissuto le medesime perplessità anche a Milano, per l’operazione alla Scala: ma alla fine si ritroverà una città più bella e “vecchia”, recuperata nella configurazione che le era propria».Il viaggio tra saloni dismessi, uffici e corridoi del «Garibaldi 1», oggi (nei fatti se non nella proprietà) terra di nessuno, appare come una prospettiva. Il progetto c’è, le variabili, soprattutto viabilistiche, restano da definire. Ed è questo, alla fine, il nodo fondamentale da sciogliere.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 14

Data: 12/09/2019

Note: Paolo Mozzo - fotoservizio Marchiori