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LUDOPATIA. In commissione consiliare oggi gli esperti dell’Ulss 20. E l’assessore all’Urbanistica Caleffi indica la strada.

«Le richieste di ulteriori licenze vanno respinte con motivazioni di carattere sanitario
e igienico». La Paglia (Pd): «Le azioni di tutela sono già normate e sono state disattese»

 

Stilare un regolamento comunale ad hoc sulle sale giochi, che si basi su motivazioni di carattere igienico e sanitario. È questa la strada più percorribile, secondo l’assessore all’urbanistica, Gian Arnaldo Caleffi, per arginare il proliferare di sale slot sul territorio scaligero, raggirando l’ostacolo della mancanza di leggi nazionali chiare.Dopo la recente ordinanza del sindaco Tosi per ridurre gli orari d’apertura delle sale giochi autorizzate, a Palazzo Barbieri si continua a cercare lo strumento per evitare di rilasciare ulteriori licenze a chi intende aprire attività commerciali legate al gioco d’azzardo. Se l’ordinanza di metà febbraio arriva dalla complicità del settore commercio, l’assessore all’urbanistica chiarisce subito che introdurre limitazioni nelle norme tecnico operative del Piano degli interventi crea senza dubbio delle lungaggini.«Le motivazioni per concedere o meno licenza alle sale giochi non possono partire da motivazioni di carattere commerciale o urbanistico, perché andrebbe leso il principio della concorrenza», precisa Caleffi. «È difficile trovare pretesti nel regolamento per l’edilizia. Ciò che conta sono le motivazioni per cui non si rilasciano licenze, e le restrizioni sull’uso di un determinato immobile devono essere di carattere igienico e sanitario. il Comune sta lavorando in sinergia con l’Uls 20 per evitare l’apertura di nuove sale a 500 metri da luoghi sensibili come scuole e centri sportivi».Oggi, proprio chi si occupa di salute e gestisce i Serd scaligeri, prenderà posto in commissione per proseguire la discussione.«Il rapporto stilato dal dipartimento delle dipendenze dell’Ulss 20 è già stato evidenziato nell’ordinanza del sindaco, ora è urgente che sia data un’accelerata», fa presente il consigliere del Pd, Elisa La Paglia. E fa notare: «Se la deliberazione sulle azioni di tutela contro i rischi comportati dalla diffusione del gioco d’azzardo votata dal consiglio un anno e mezzo fa fosse stata considerata fin da subito, la contestata sala di via Todeschini a Borgo Trento non sarebbe stata aperta, visto che era già contemplata la distanza di 250 metri da luoghi sensibili». La Paglia, oltre a sottolineare l’importanza di intervenire anche sulle insegne pubblicitarie, propone di prendere spunto, per il centro storico, anche dalla cosiddetta ordinanza anti kebab.Il suggerimento piace a Caleffi, che però torna a rimarcare: «Possiamo ragionare su delle limitazioni in centro dal significato culturale, ma solo per quanto riguarda le insegne».Eugenio Bertolotti del Pd invita però a fare attenzione anche alle periferie, «che già sfuggono di più al controllo», mentre i colleghi di partito Michele Bertucco e Luigi Ugoli sottolineano la necessità di risposte puntuali sia dalla Regione che dallo Stato. «Più che tanti divieti e limitazioni di aperture, che favoriscono la criminalità organizzata, bisogna puntare sulla prevenzione», dichiara controcorrente Giorgio Pasetto della Lista Tosi. Qualche risposta in più sul rapporto tra la quantità dell’offerta e il diffondersi delle dipendenze arriverà dagli esperti di sanità nella commissione di oggi.o

Chiara Balzanella

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 15/03/2016

Note: CRONACA - pagina 12