EREDITÀ STORICA. L’antica chiesa del convento di Veronetta, dopo la partenza delle ultime suore negli anni Sessanta, è diventato preda di saccheggiatori e di degrado

Mentre è a buon punto il restauro del Coro delle monache, dietro all’edificio, servono nuovi fondi per recuperare l’ex sito religioso
Un antico luogo di culto destinato a diventare, almeno nelle intenzioni, un centro culturale. In mezzo, però, c’è una lunga storia di degrado, in parte mitigata negli ultimi anni dal restauro di una parte di esso. Si parla della chiesa sconsacrata di Santa Chiara, nell’omonima via a Veronetta, che fa parte del più ampio complesso monastico che si estendeva tra le attuali via Santa Chiara, via San Giovanni in Valle e via Borgo Tascherio.In quest’area oggi sono compresi la casa del Mille, che è stata restaurata e ospita l’ostello Santa Chiara, l’ex chiesa (da restaurare), un edificio retrostante noto come il Coro delle monache nel quale è in corso un restauro, un altro laterale noto come la cappella del Cristo anch’esso da recuperare, corte del Duca, ristrutturata e adibita dagli anni Settanta ad alloggi popolari, e alcuni edifici in via San Giovanni in Valle, tra cui la Casa della badessa, in stato di degrado.Una zona segnata da numerose vicissitudini nel corso dei secoli, che ha cambiato più volte proprietari. Attualmente la chiesa, con i relativi edifici, e la Casa del Mille sono del Comune al quale sono stati ceduti nel 1974. Nel 1998 è stata invece firmata la convenzione tra il Centro di cooperazione giovanile internazionale, di cui è presidente Fiorenzo Scarsini, e il Comune per l’uso come ostello della gioventù degli immobili non restaurati e non riutilizzati, lo stesso utilizzo fatto per la vicina Villa Francescatti, di proprietà però della Curia, con la quale il Centro di cooperazione giovanile ha cessato la convenzione alla fine dell’anno scorso dopo una lunga serie di polemiche e di proteste.Ora la Casa del Mille, inaugurata nel 2000 dopo il restauro effettuato grazie ai fondi per il Giubileo, accoglie un gruppo di richiedenti asilo. Nel 2001 al Centro di cooperazione giovanile è stato assegnata l’Europa Gold Medaille für Denkmalplege per il restauro l’uso ad ostello degli immobili conventuali di Santa Chiara.La firma del progetto è dell’architetto Gianni Perbellini, lo stesso che ora sta portando a termine il restauro del Coro delle monache approvato già nel 2003.Il cantiere del restauro del Coro delle monache è in piena attività e i lavori dovrebbero essere terminati entro l’autunno. «I problemi più grossi hanno riguardato il soffitto originale a capriate del XV secolo, che stava cedendo a causa del peso del controsoffitto aggiunto in epoca barocca, ora messo in sicurezza», spiega l’architetto Perbellini, ricordando che questo edificio è stato più volte rimaneggiato, con l’apertura e la chiusura di porte e finestre, nonchè l’abbattimento di interi piani interni, come lo era stata anche la Casa del Mille, per cui l’opera di recupero si è rivelata particolarmente complessa così come è stato macchinosa l’organizzazione del cantiere creato in uno spazio molto ristretto.«Saranno recuperati anche degli affreschi di pregio di maestri veronesi del XVI secolo come Brusasorzi e Caroto», aggiunge Perbellini ricordando che tutta l’operazione di restauro è stata preceduta da un accurato studio dei materiali e dei vari strati di intonaco con le relative decorazioni.Intanto resta incerta la sorte della chiesa di Santa Chiara, dell’adiacente cappella del Cristo e della casa della badessa, tutti edifici in preda al degrado. Dopo la partenza delle ultime monache, nel 1965, aggiunge l’architetto Perbellini, «tutta l’area è finita in stato d’abbandono e preda dei saccheggiatori. Sarebbe necessario l’intervento di qualche mecenate o l’avvio di una campagna di raccolta fondi per poter salvare gli edifici rimasti fuori dal restauro. E la casa della badessa, che raccoglie antichi affreschi, è diventata una piccionaia piena di guano e rifiuti». (

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 21

Data: 22/04/2018

Note: E. Cardinale - foto Marchiori