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L´ITINERARIO. Sul campanile di Sant´Anastasia la cui costruzione risale al XIII secolo. Fu oggetto di ripetuti restauri perché venne più volte danneggiato dai fulmini.

La torre campanaria conserva nove bronzi in scala Do maggiore Qui i decani dei campanari veronesi suonano dal 1947.

Il nostro viaggio tra i campanili prosegue a Sant´Anastasia, la chiesa gotica più grande di Verona, posta alla fine del decumano massimo che immetteva allo scomparso ponte Postumio.
LA COSTRUZIONE è del XIII secolo mentre lo stile del campanile è del primo ´400. Di questo splendido manufatto non si hanno moltissime notizie. Si sa che venne iniziato con la chiesa nel 1290 per poi essere condotto a termine tra il 1398 e il 1440. Un documento del Notaio Antonio de Cavaion, del 1433, dice che i Padri vendettero per 50 ducati una casa dipendente da un livello istituito da Giovanni Montebello impiegando la somma per il campanile. Di certo fu restaurato nel 1555 dopo essere stato colpito da un fulmine, sorte toccata a molti campanili, e anche nel 1661, sempre per lo stesso motivo. La chiesa è dedicata a san Pietro Martire ma i veronesi hanno continuato a chiamarla Sant´Anastasia come una precedente chiesetta che sorgeva nell! o stesso luogo.
ENTRIAMO nella basilica e ci dirigiamo verso la cappella Giusti dove, appesa al soffitto, si trova la mascella di un capodoglio, una reliquia che la tradizione vuole turca e arrivata dalla battaglia di Lepanto, portata dai Crociati come dono alla Vergine del Rosario. In questa visita siamo accompagnati da Nicola Patria, presidente della scuola campanaria di Verona, da Eles Belfontali, presidente dell´associazione Suonatori di campane a sistema veronese, e da due storici campanari veronesi, Giancarlo Tommasi e Severino Capra, quest´ultimo decano di Sant´Anastasia, «campanari dal 1947», precisano con legittimo orgoglio.
DALLA CAPPELLA GIUSTI entriamo per un porticina e saliamo per una settantina di scalini di una stretta scala a chiocciola per arrivare al primo livello, a 18 metri d´altezza, in una sala che misura circa otto metri per lato. «Tutti i grandi maestri campanari veronesi hanno fatto parte della squadra di Sant&a! cute;Anastasia», precisa Nicola Patria facendo notare le foto! dei maestri campanari appese sui muri di questa sala, accanto ad alcuni sonetti per le campane.
SALIAMO un´altra trentina di scalini che portano ad un piano intermedio, ammirando la massiccia struttura dei muri in mattoni e pietre, e da qui altri trenta scalini ci portano in una zona particolare da cui possiamo solo affacciarci: il soffitto della chiesa. Siamo sopra il transetto e si notano le curve del soffitto che seguono il disegno delle arcate sottostanti. Sopra, a copertura, delle capriate di legno.
DA QUESTO PUNTO affrontiamo una rampa di ulteriori 132 gradini di legno per arrivare al piano dove si trovano le campane. La cella campanaria si apre su ogni lato con una trifora a colonne binate ed è coronata da una cornice perimetrale di pietra sostenuta da mensoloni e sovrastata da un poggiolo. La cuspide conica in cotto è solcata verticalmente da otto cordoni in pietra bianca. L´altezza complessiva è di 73 metri. Per arrivare fin qui abbiamo fa! tto 232 scalini. Ma non è ancora finita.
LE PRIMITIVE CAMPANE quattrocentesche, la cui maggiore pesava 1.300 chili, erano accordate in tono minore ed erano quattro. Nel 1650 venne aggiunta la quinta. Rifuse nel corso degli anni, il complesso attuale si deve alla dinastia dei Cavadini che fusero prima le cinque campane maggiori nel 1839 e poi aggiunsero la sesta nel 1840. Infine completarono l´insieme con le tre minori del 1923. Nel 1989 si rese necessaria la rifusione della campana maggiore ad opera della ditta De Poli di Treviso. Le nove campane, precisa Patria, sono in scala Do maggiore e sono a sistema manuale, non elettrificate come invece avviene in tanti altri campanili.
UNA SCALETTA di ferro di 20 gradini più un´altra di 15 portano sotto la cuspide, da dove si ammira una strepitosa vista sulla città e sulle Torricelle. In particolare da qui si gode della bellezza paesaggistica della zona di ponte Pietra e del Teatro Romano. Ai nostri piedi si! stende una città carica di storia e di bellezza che da qui appare anc! he più suggestiva.2-continua

 

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 16/09/2012

Note: CRONACA – Pagina 19