LO STUDIOSO. Come riscoprire e rivivere luoghi poco conosciuti
Acqua, Terra e Cielo: tre viaggi, l’avventura della contemplazione

* Il varo dei due nuovi itinerari dedicati alla Terra e al Cielo completa la visione della Verona Minor Hierusalem. Una visione che, riallacciandosi a Gerusalemme e alla Terrasanta, mira a far riscoprire, forse ritrovare, la città. Sia attraverso la valorizzazione di luoghi meravigliosi poco noti o vissuti sia attraverso la possibilità di rileggerla attraverso sguardi, livelli e prospettive inedite. Acqua, Terra e Cielo sono allora tre simbolici viaggi – nello scorrere, nella profondità, nell’altezza – che, in una sorta di avventura della contemplazione, vorrebbero donare nuovi occhi; quasi potessimo ri-vedere Verona come fosse la prima volta. Come fossimo ragazzi in esplorazione. Ogni itinerario ha la sua forma, le sue stazioni e un tessuto connettivo. E un diverso filo che distingue e unisce le sue presenze. Rinascere dall’Acqua stringe nel fluido filo azzurro del suo anello che origina e torna a Ponte Pietra le cinque chiese/stazioni di San Siro e Libera, Santa Maria in Organo, San Giovanni in Valle, Santo Stefano e San Giorgio (con estensione a Santa Maria di Nazareth e Santa Maria di Betlemme). Le tappe – spesso già antiche mete o tappe di pellegrinaggio – si sviluppano nel tessuto segnato dall’Isolo e dalla collina, dal fiume e dalle mura: due polarità dell’essenza di Verona. Simbolicamente, rinascita e protezione, vita e confine. Riaprendo una chiesa come San Siro e ritrovando perle preziose come le tarsìe di Fra Giovanni, il duplice ambulacro di Santo Stefano e il sarcofago paleocristiano di San Giovanni in Valle.Rinascere dalla Terra, dopo la premessa del suo sorgere dalla cripta di San Zeno Maggiore e dalle tombe di San Procolo, segue la linea tesa dell’antica Via Postumia e, connettendo le stazioni di San Zeno in Oratorio, di San Lorenzo, del Sacello delle Sante Teuteria e Tosca, di Sant’Eufemia, di San Giovanni in Foro e San Benedetto al Monte, traguarda nella Cappella Pellegrini di Santa Anastasia per sfociare sulle perdute arcate del Ponte Postumio che conducevano a Oriente. Il tessuto di questo filo rosso Verona – di fuoco e sangue, di terra e passione – è quello dell’asse della Verona romana. Un asse che si riallaccia più che all’origine alle radici plurime – romane, cristiane e civiche – della città. Una radice che diviene incrocio e riscoperta dal profondo, dal tempo, dall’interno. Le radici della cripta di San Zeno e del Capitolium, la riscoperta di spazi che si dilatano nell’interno e nell’interiorità come il Sacello di Teuteria e Tosca e la rinata cripta di San Benedetto, il meraviglioso incrocio romanico europeo di San Lorenzo. Il fondersi, infine, delle tre forme fondanti del sacro nell’itinerario: quello pagano e religioso di Roma (dal Tempio di Giove Lustrale all’Arco di Giove Ammone), quello cristiano e santo (da San Zeno a San Pietro Martire) e quello laico ed eroico (da Palazzo Bevilacqua agli affreschi delle Case Mazzanti). Tre sacri che si ritrovano nel fulcro della civitas, della Gerusalemme ideale, di Piazza Erbe.Rinascere dal Cielo ha il fascino celeste dell’Aria e della leggerezza. Non a caso nasce da quell’incredibile nave di santi che è il soffitto a carena rovesciata popolato di icone di San Fermo Maggiore e dalla musica di Mozart legata all’organo di San Tomaso. Per proseguire con Santa Maria del Paradiso, già chiesa dei Cavalieri di Gerusalemme e colma di reliquie, e con San Nazaro dal caleidoscopio pittorico della Cappella di San Biagio, per concludersi nelle campane della Chiesa del Santo Sepolcro, poi Santa Toscana. Un filo celeste che tramite la musica, le reliquie e il ricordo plastico di Gerusalemme apre altri orizzonti e chiama a ritrovare la vita e la qualità di Veronetta.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 19

Data: 9/12/2018

Note: DAVIDE ADAMI