Il palco centrale: la magia dell'Arena è una conferma anche con le restrizioni di pubblico per l'emergenza

LO SPETTACOLO. Ieri il debutto del più inedito dei festival: in programma 11 appuntamenti tra galà e concerti sinfonici
Il colpo d’occhio con il palco centrale, i colpi del gong segnale di ripartenza in una serata dedicata a tutta l’Italia che non si è fermata e a chi ha sofferto.
I tre colpi del gong. È il rito che, secondo tradizione, segna l’inizio della musica ad annunciare ora, dopo il buio attraversato, un messaggio di coraggiosa ripartenza. Quei tre colpi che da sempre danno inizio alla magia dell’Arena ieri sera hanno avuto il di più di una sorta di antico e insieme nuovo rito propiziatorio, capace di allontanare almeno per un po’ legittime preoccupazioni per regalare, in una limpida nottata di metà estate dedicata all’Italia che ha sofferto e lottato, la bellezza consolatoria della musica, messaggio di speranza, in grado di unire individui e popoli con un comune linguaggio. Così, ieri sera, è andata in scena la «prima» del più inedito festival lirico che il nostro anfiteatro abbia conosciuto: un cartellone di undici serate evento fino a fine agosto, partite con «Il cuore italiano della musica», la serata dedicata a medici, infermieri, operatori sanitari, farmacisti, volontari, insomma tutta l’Italia migliore che non si è mai fermata durante l’emergenza dovuta alla pandemia. Si parte con l’Inno di Mameli, si chiude trionfalmente con un classico della canzone popolare italiana, tra gli applausi del pubblico. In mezzo, una carrellata di arie dei maggiori autori italiani, con quattro direttori che si sono alternati sul palco (Andrea Battistoni, Francesco Ivan Ciampa, Marco Armiliato, Riccardo Frizza) e una parata di star italiane del belcanto: Fabio Armiliato, Daniela Barcellona, Eleonora Buratto, Annamaria Chiuri, Alessandro Corbelli, Donata D’Annunzio Lombardi, Alex Esposito, Rosa Feola, Barbara Frittoli, Roberto Frontali, Sonia Ganassi, Carlo Lepore, Francesco Meli, Leo Nucci, Michele Pertusi, Simone Piazzola, Saimir Pirgu, Luca Salsi, Fabio Sartori, Maria José Siri, Annalisa Stroppa, Riccardo Zanellato. Tra gli ospiti, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, visibilmente emozionata al suo ingresso sul palco reale.Si entra dopo la misurazione della temperatura, mascherina obbligatoria per ogni spostamento, un impeccabile servizio per cui ogni spettatore viene condotto al suo posto, sulle gradinate dove le sedute sono indicate da un numero, distanziate come prevedono le norme per la sicurezza. La macchina di Fondazione Arena è perfetta, non ci sono disagi nè ritardi. A fare gli onori di casa, il sindaco e presidente di Fondazione Arena Federico Sboarina, affiancato dai sindaci di altre città italiane: «Quella di quest’anno non è una prima come tutte le altre», ha detto Sboarina. «Stiamo per vivere un evento che va oltre la musica, lo spettacolo e il Festival. È il risultato tangibile, che dimostra la capacità di Fondazione Arena di innovarsi ed adattarsi alle nuove situazioni. E devo dire che sono emozionato. Un’emozione forte: speriamo davvero che da oggi la ripartenza possa viaggiare con nuovo slancio». «Vedere i primi spettatori che entrano in Arena è un’emozione grandissima: non era scontato che riuscissimo a far ripartire l’Arena», ha aggiunto il sovrintendente Cecilia Gasdia. «Arte e vita vanno di pari passo, sarebbe impensabile ripartire senza avere davanti agli occhi prima di tutto lo sforzo di chi ha lavorato mesi per tutelare la nostra salute e al contempo ricordare i sacrifici degli artisti italiani fortemente penalizzati».«Questa è la serata di tutti gli italiani», ha detto quindi Katia Ricciarelli, madrina d’eccezione, presentando la serata, dopo l’Inno di Mameli diretto dal piccolo Lucas. «Gli italiani del mondo della musica e quelli delle professioni sanitarie. Abbiamo ascoltato il canto del nostro popolo, Lucas rappresenta gli occhi del nostro futuro. Possono sembrare due mondi distinti, ma musica e professioni sanitarie hanno molto in comune: in entrambi i casi si tratta di una vocazione, di una professione che intende dare sollievo, nell’anima e nel corpo, all’altro»Sono state quindi le note del prologo di «Pagliacci» di Leoncavallo, «Si può ? Si può?», a ridare voce all’Arena nella sua straordinaria nuova veste. Perchè davvero, quel grande palco rosso al centro della platea che ospita l’orchestra, con il coro distribuito lungo il perimetro e gli spettatori (2mila, numero limite dettato dalle norme di sicurezza), con il gioco di luci che enfatizza la bellezza dell’antico teatro, hanno saputo regalare il colpo d’occhio di una attesa, intensa ripartenza.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 12

Data: 26/07/2020

Note: Alessandra Galletto - foto Brenzoni