LA STORIA. L’intuizione faticò a trasformarsi in realtà ma fu realizzata grazie all’opera volontaria di centinaia di giovani.
La storia dell’ostello è quella di un’impresa compiuta grazie alla lunga ma tenace pazienza di Fiorenzo Scarsini e di un gruppo di giovani scout mossi dall’idea di «una casa per quei viaggiatori con lo zaino e il sacco a pelo, scarsi di mezzi economici ma spinti da curiosità intellettuale e spirituale» che numerosi, in quegli anni, dormivano nell’atrio della stazione di Porta Nuova. «Eccellenza, non avrebbe un immobile da regalarci?». Fu il vescovo Giuseppe Carraro, a metà degli anni Settanta, a suggerire una villa a San Giovanni in Valle, confinante con il convento delle sorelle della Sacra Famiglia. Un lascito della nobildonna Gianna Paganini Francescatti alle suore «per realizzare un’opera a beneficio delle giovinette» da dedicare alla memoria della figlia Carla, scomparsa a 11 anni. Ma l’immobile era in degrado: aveva vissuto l’occupazione militare, i bombardamenti della guerra, poi un lungo periodo di abbandono. E il Comune ne aveva già stabilito l’esproprio per l’utilizzo pubblico.«La nostra proposta doveva essere sottoposta a un rigoroso confronto con tutte le ipotesi precedenti. Doveva arricchirsi di altri valori, la formazione culturale oltre all’ospitalità. Venne interpellato anche un notaio per accertare la corrispondenza con il vincolo testamentario» racconta Scarsini. E alla fine, nel 1977, l’associazione ebbe il via libera. Anche le banche diedero il loro contributo. «C’era, insomma, una precisa volontà nella Verona di quegli anni di dare vita a questa realtà». La riqualificazione durò un decennio e si concluse grazie alla mobilitazione di centinaia di volontari e scout di tutta Italia, che d’estate venivano a Verona per i campi di lavoro e le settimane verdi. L’ostello aprì i battenti nell’84. Nel ’93 l’Istituto Sorelle della Sacra Famiglia deliberò lo donazione della villa alla Curia, che l’anno successivo confermò alla soprintendenza di «voler mantenere la destinazione di villa Francescatti a ostello della gioventù». Nel 2008, invece, la decisione del vescovo Giuseppe Zenti di alienare la proprietà per venderla e tamponare i debiti della Diocesi. Fu l’inizio di un braccio di ferro lungo un decennio, concluso con un lodo arbitrale che stabilì la restituzione della villa alla Curia entro il 31 dicembre 2017. Da sempre villa Francescatti è in parte destinata anche all’accoglienza dei profughi. Attualmente una ventina di nordafricani, ospitati nella foresteria, ma in precedenza il Centro di cooperazione aveva accolto migranti albanesi, kosovari e libici. L.Pe.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 17

Data: 12/11/2017

Note: Laura Perina