La professoressa Linda Avesani

LO STUDIO. Al lavoro per una possibile svolta l’equipe della nostra Università composta dai professori Mario Pezzotti e Linda Avesani e dalla ricercatrice Sara Zenoni
Potrebbero produrre la molecola in grado di contrastare il virus diventando un farmaco a basso costo e riproducibile su larga scala
C’è una via veronese al vaccino per il Covid-19. Un gruppo di ricerca che fa capo a due professori dell’università scaligera, infatti, sta portando avanti uno studio che potrebbe portare a una svolta nella corsa alla produzione del farmaco che potrebbe far superare l’emergenza. Una svolta che, peraltro, avrebbe in sé delle peculiarità uniche. La prima è data dal fatto che la produzione dell’antidoto avverrebbe sfruttando le piante. La seconda è che non si tratta di piante qualsiasi, bensì di un vegetale che sino a oggi veniva visto dai medici come fonte di malanni: il tabacco. La terza è data dal carattere che potremmo definire umanitario della possibile scoperta. Se la tesi a cui stanno lavorando Mario Pezzotti, che è ordinario di genetica agraria, la professoressa Linda Avesani, che è professoressa associata della stessa materia, e la ricercatrice Sara Zenoni si rivelasse corretta, allora potremmo avere garantita la produzione di grandi quantità di vaccino a costi molto bassi. «Partendo da esperienze che abbiamo già realizzato in passato per quanto riguarda vaccini per altre patologie, abbiamo iniziato a studiare la possibilità di arrivare a produrre dalle foglie del tabacco una molecola che possa contrastare il Covid-19», spiega il professor Pezzotti. «L’idea che sta alla base di questa ricerca è quella del molecolar farming, cioè l’utilizzo delle piante come piccole fabbriche di farmaci; si tratta di una tecnologia nella quale l’università di Verona è da sempre pioniera, così come lo è nelle biotecnologie vegetali», continua il docente.In pratica, i vegetali diventerebbero dei produttori di vaccino e, nel caso in cui questo potesse davvero avvenire, questo fatto potrebbe garantire grandi scorte del farmaco.«Le piante sono degli ottimi bioreattori e possono essere utilizzate per incrementare la capacità di produzione di vaccini per immunizzare la popolazione mondiale, come è avvenuto per gli anticorpi anti-Ebola che hanno ricevuto l’avallo dell’Oms», spiega Pezzotti. Il quale precisa che il suo gruppo di ricerca si è concentrato sul tabacco, perché «è una pianta modello che si può istruire geneticamente per produrre antigeni e anticorpi». «Il nostro obiettivo», aggiunge, «che stiamo perseguendo nell’ambito di un progetto europeo, consiste nell’istruire geneticamente il tabacco e portarlo a produrre la proteina necessaria per il vaccino». I ricercatori dell’università veronese hanno iniziato a lavorare a questo progetto all’inizio del lockdown e poi hanno continuato ad avanzare giorno dopo giorno nello studio. La cosa è divenuta pubblica solo ora, quando un primo traguardo si sta avvicinando. «Entro due mesi dovremmo sapere se davvero le piante di tabacco riescono a produrre la molecola sulla quale ci siamo concentrati», spiega Pezzotti. Il quale, però, non intende proporre nessuna previsione sull’esito della ricerca. «Gli scienziati non devono vendere speranze, ma fatti concreti e verificati», sottolinea. Per questo spiega che poi, posto che tutto vada bene, dovrà essere verificato che la molecola alla cui produzione sono state istruite le piante di tabacco, in merito alla quale sono in corso vari studi, è davvero efficace contro il virus.Se anche così non fosse, però, non tutto sarebbe perduto. Le tecniche che stanno cercando di utilizzare gli universitari scaligeri per far produrre al tabacco la proteina (la quale tecnicamente si chiama antigene) necessaria per il vaccino potrebbero essere teoricamente adattabili anche ad altre molecole. Insomma, quella a cui si sta lavorando è una sorta di officina vegetale, con la prospettiva di arrivare a mettere in piedi una grande produzione, tutta basata sulle biotecnologie. «Gruppi di scienziati in tutto il mondo si sono lanciati nella corsa al vaccino contro il Covid-19 e la sfida sarà quella di produrre la molecola migliore e in grandi quantità, perché serviranno miliardi di dosi», sottolinea il professore. Il quale, ovviamente, si augura che al raggiungimento di questo obiettivo possa contribuire anche il suo gruppo di ricerca. Sicurezza finanziaria, sociale e sanitaria. Sono le parole chiave di Cgil, Cisl e Uil, discusse al tavolo di coordinamento provinciale per i settori produttivi durante l’emergenza covid. L’invito del Prefetto rivolto a tutte le associazioni di categoria e alle istituzioni veronesi è stato colto e ha consentito una ricognizione in merito alla situazione emergenziale. «La descrizione della Cciaa di Verona sulla tenuta delle imprese in questo periodo indica che in provincia siamo di fronte a una ripartenza pressoché generalizzata di tutte le attività anche se ancora lenta e incerta», spiegano le tre sigle sindacali in una nota. «L’apertura di nuove attività risulta quasi nullo. Sulla sicurezza finanziaria è emerso che dopo un avvio problematico, i provvedimenti del Governo per consentire un flusso di liquidità alle imprese sono diventati operativi». Banca d’Italia riporta che per Verona sono oltre 12mila le domande per oltre 600 milioni di euro. « In merito alla sicurezza sociale, l’Inps ci ha illustrato la situazione relativa agli ammortizzatori sociali dove si sono ricevute 31mila domande tra Cig ordinaria, covid, in deroga e Fis per 123mila lavoratori e relativi pagamenti». «Sugli aspetti sanitari, oltre al riscontro del numero contenuto di nuovi contagi e del miglioramento delle condizioni generali negli ambienti e nelle strutture veronesi», continua la nota, «si è confermato lo sviluppo dell’attività ispettiva e di controllo attraverso la vigilanza coordinata di Spisal, Itl, vigili del fuoco, polizia municipale e forze dell’Ordine». Sono state fatte verifiche su 2.500 aziende e 57 cantieri per un totale di 72mila lavoratori, riscontrando il 92 per cento di regolarità, il 6 di attività da rivedere e il 2 di sospensioni. Al tavolo sono stati presentati anche i dati Inail con causale «covid»: 49mila domande di infortunio a livello nazionale, 4.000 in Veneto e 1.084 a Verona (il 72 per cento donne e il 28 uomini), per un’età media di 47 anni. Il dato di mortalità è di 236 casi a livello nazionale, 9 in Veneto e zero a Verona.Le associazioni datoriali di categoria, secondo la nota, indicano una forte preoccupazione a partire dagli ordinativi per l’industria, in particolare quelli legati all’export, che risulta negativo per i prossimi mesi con una proiezione che pregiudica anche i primi mesi del 2021. Il settore dei servizi, del turismo, in particolare alberghi, bar e ristoranti, subiscono pesantemente una riduzione dei volumi: resta alta la difficoltà dei consumatori e della clientela a superare la diffidenza di entrare nei luoghi chiusi. L’agricoltura lamenta la mancanza di provvedimenti ad hoc per sostenere imprese e occupazione e resta forte la richiesta per la reintroduzione dei voucher. Ne deriva la difficoltà di garantire la piena copertura occupazionale in tutti i settori «e risulta sempre più probabile», avvertono i sindacati, «una fase di ristrutturazione non appena il provvedimento del blocco dei licenziamenti sarà superato». «A partire da questi scenari e dalla preoccupazione per le ripercussioni occupazionali e sociali, la posizione da noi espressa è stata di chiedere al prefetto di avanzare al Governo la necessità di ampliare la copertura degli ammortizzatori sociali e il divieto di licenziamento per il 2020». I sindacati hanno chiesto anche la promozione di nuove politiche industriali e il sostegno alle imprese che punti a salvaguardare e creare posti di lavoro, oltre a garantire un reddito a chi il lavoro lo ha perso e lo deve ritrovare. Sul piano sanitario hanno sostenuto l’importanza di coniugare la gestione di questa fase di basso contagio, con il recupero dei livelli di prestazione pre-covid. «Abbiamo espresso apprezzamento per l’attività degli enti ispettivi in merito ai controlli eseguiti, indicando però quanto sia ancora grande la platea delle attività, in particolare le più piccole, dove abbiamo chiesto una iniziativa maggiore». Le sigle hanno, infine, informato il prefetto dell’iniziativa di costituire un osservatorio sulle case di riposo che monitori i dati raccolti e collaborare alla definizione delle migliori pratiche da adottare».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 14

Data: 4/07/2020

Note: Luca Fiorin