Una ricercatrice all'opera in un centro epidemiologico dove si lavora a un vaccino

LA SFIDA AL CORONAVIRUS. L’Agenzia del farmaco autorizza la prova clinica al Policlinico di Borgo Roma del Grad-Cov2, prodotto da un’azienda biotecnologica italiana

Soddisfatti il governatore Zaia e il rettore Nocini «Un grande lavoro di squadra, un riconoscimento per l’università scaligera e tutta la sanità veneta».
«Una grande riconoscimento per la sanità del Veneto e per l’Università di Verona in particolare. Che il Policlinico di Borgo Roma sia stato scelto come sede scientifica dei test per questo vaccino è conferma dell’importante ruolo svolto dai nostri ricercatori dal primo giorno in cui è scoppiata l’epidemia di Coronavirus in Italia. Ringrazio tutti, certo che il lavoro di squadra, insieme alla responsabilità dei singoli cittadini, ci faranno uscire presto da questa situazione». Così il presidente della Regione Luca Zaia ha commentato la notizia che l’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco, ha autorizzato la sperimentazione di Fase Uno sul vaccino anti Covid prodotto dall’azienda biotecnologica italiana Reithera, riconoscendo la centralità della ricerca scaligera: i test saranno infatti condotti dal Centro Ricerche Cliniche dell’Università di Verona e dall’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive «Spallanzani» di Roma. Si tratta di uno studio, già valutato positivamente dall’Istituto superiore Sanità, che ha l’obiettivo di valutare la sicurezza e l’immunogenicità del vaccino Grad-Cov2 contro il Coronavirus responsabile della Sars Cov-2. «Reithera ha dimostrato di essere sufficientemente sicuro nei modelli animali», ha comunicato l’Aifa, ora scatta la fase di verifica sull’uomo. «Si tratta di 90 volontari, gran parte scelti proprio qui da noi, in Veneto e a Verona», ha confermato il governatore Zaia. Molto soddisfatto anche il rettore dell’Università di Verona, Pier Francesco Nocini. «Il coinvolgimento del Centro Ricerche Cliniche dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona in questa importante sperimentazione in fase 1 sull’uomo si un possibile vaccino contro il Covid sviluppato e prodotto da un’azienda italiana è un ulteriore riconoscimento della qualità del nostro ateneo», ammette il rettore. La coorte degli adulti arruolerà 45 soggetti sani di età tra 18 e 55 anni, quella degli anziani ne prevede altri 45 tra 65 e 85 anni. Entrambi i gruppi sono definiti per avere tre fasi di trattamento a tre dosi crescenti, composti da 15 partecipanti ciascuno, per un totale di 6 gruppi. L’arruolamento inizierà dalla coorte 1 e procederà in maniera sequenziale, dopo aver verificato i diversi step di sicurezza per ciascuna delle tappe. Il progetto di sviluppo del vaccino è sostenuto dal Ministero della Ricerca con il Cnr e dalla Regione Lazio. «È una bella notizia che al Policlinico Rossi di Verona e allo Spallanzani di Roma si avvii la sperimentazione sui primi volontari per il Grad- Cov2, candidato vaccino italiano contro il Covid-19», è il commento entusiasta del ministro della salute Roberto Speranza, «si tratta di un’altra opzione sul campo che potrebbe farci uscire definitivamente dalla crisi e che dimostra come la ricerca scientifica in Italia sia all’avanguardia di fronte a questa sfida globale». «Il via alla sperimentazione in Italia del vaccino Reithera», è intervenuto anche il ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi, «dimostra come la ricerca italiana stia lavorando senza sosta per dare presto risposte al Paese contro il Covid: la ricerca italiana è in prima linea in questa battaglia che coinvolge il mondo, contro la quale c’è bisogno di risposte veloci ed efficaci».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 13

Data: 1/08/2020

Note: Camilla Ferro