Valdonega, la domus romanariapre alle visite dopo i restauriLa prima potrebbe essere martedì 5 settembre in concomitanzacon la Giornata della Didattica. Gestione del Ctg in attesa del bandoLe sale della domus romana venuta alla luce in ValdonegaValdonega, la villa romana riapre dopo i restauri: giunge dalla Soprintendenza l’autorizzazione alle visite. I lucchetti saranno tolti in via provvisoria dai volontari del Centro Turistico Giovanile, poi sarà indetto un bando per l’affidamento in concessione del sito archeologico.Non c’è ancora una data per la prima visita, ma i cancelli potrebbero riaprirsi in coincidenza della Giornata della Didattica, promossa dal Comune il prossimo 5 settembre. L’apertura gratuita della domus è sostenuta da 15 anni dal Gruppo volontari per i beni ambientali del Ctg, con sede in via Santa Maria Chiavica 7, ed è autorizzata dalla Soprintendenza archeologica del Veneto. La Villa Romana, databile nell’epoca giulio-claudia, è chiusa da un anno per interventi di sistemazione. Ma, a lavori conclusi non era giunta alcuna comunicazione per la sua riapertura al pubblico. A chiedere al soprintendente Fabrizio Magani di poter togliere i lucchetti al sito archeologico è stato il presidente provinciale del Ctg, Fabio Salandini, per «rispondere alle numerose richieste che provengono dalle scolaresche di Verona, provincia e non solo».L’interesse per il sito archeologico di via Zoppi, venuto alla luce nel 1957 a seguito di scavi per erigere un condominio, è anche di «molti studiosi, pure stranieri», commenta il presidente del Gruppo Ctg di Verona, Silvano Mazzi. «Numerosi sono anche i turisti e non mancano costanti richieste da parte di cittadini». «Per la riapertura, però, si dovrà attendere», continua. «Il sito archeologico è chiuso dalla scorsa estate e deve essere sistemato: pulito all’interno e curato nel giardino esterno. L’area appare “abbandonata” e serve qualche settimana di lavoro».L’estendersi della chiusura oltre la rimozione del cantiere è da addebitarsi alla necessità di mettere in sicurezza lo spazio al di sopra della Villa Romana, cioè la sua copertura. Per questo è stata posta una delimitazione all’ingresso per impedirne l’accesso. I lavori di manutenzione straordinaria, invece, si cono concentrati sulle infiltrazioni d’acqua. Ora risolte. La domus della prima metà del I secolo d.C., è l’unica sinora ritrovata nel veronese e la sua parte visitabile è minima rispetto al complesso originario: una scala diretta verso il prato più a monte apre a possibili nuovi ambienti, ancora da riportare alla luce. Le tre stanze visitabili sono affrescate e presentano pavimenti a mosaico. Dei tre ambienti, quello principale è stato interpretato come una lussuosa sala da pranzo o un luogo da adibire a ricevimenti e banchetti. Qui sono raffigurate alcune piante acquatiche con specie di uccelli e una curiosità: una gabbietta per uccellini. In una delle stanze più piccole sono affrescate specie di piante locali, un’anatra acquatica con accanto una cinciallegra, una civetta e un galletto. A protezione della casa è raffigurata una medusa con gli occhi aperti, tipicamente romana. Di fronte, è disegnato un ippogrifo: figura leggendaria con corpo da cavallo, testa ed ali di aquila e le zampe anteriori da grifone.Accanto alle tre stanze affrescate si apre un ambiente che custodisce numerose anfore. In età antica l’amphora non era solo un contenitore, ma pure un’unità di misura di circa 26 litri. Il termine latino deriva dal greco amphorèus con il significato di un contenitore che si poteva trasportare da entrambi i lati. Sebbene avessero numerose forme, le anfore possedevano alcune comuni caratteristiche: due anse, un collo stretto e un fondo a puntale. Nel sito di via Zoppi è conservata un’anfora con tappo ancora sigillato. Una rarità.M.CERP.© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tratto da: L'Arena il Giornale di Verona

Data: 21/08/2017

Note: M.CERP.© RIPRODUZIONE RISERVATA