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L’INCHIESTA.

Verona, da Berto all’olocausto.

“Le belle sculture non valorizzate”

Dopo la denuncia sui brutti monumenti ecco quelle apprezzabili ma fuori contesto. Fasol e Forti:le opere vanno valutate nel luogo

VERONA — Prosegue la riflessione aperta da Giorgio Fasol, collezionista d’arte contemporanea, e Giorgio Forti, architetto e studioso della storia artistica di Verona, in merito agli interventi scultorei contemporanei in città. Riflessione che si rende tanto più necessaria nel momento in cui si propongono due nuove installazioni, una davanti a Porta Vescovo a firma di Nicola Beber e una dedicata a Emilio Salgari a cura di Sergio Pasetto. Dopo le critiche fatte giovedì 1 agosto ai monumenti recentemente collocati nei giardini della Tomba di Giulietta, in quelli di piazza Bra, sui Portoni della Bra e nei dintorni di San Zeno, Giorgio Fasol prosegue la sua ricognizione: «Tra gli interventi monumentali esteticamente apprezzabili citerei quello realizzato da Pino Castagna dedicato all’Olocausto, così come quello di Nello Finotti dedicato a Barbarani.

Ma sia per il primo, sistemato dopo molte ipotesi e annose discussioni in piazza Isolo, che per il secondo, messo in piazza Erbe, direi che la loro collocazione avrebbe potuto essere studiata meglio». Tra gli interventi di pregio, l’architetto Forti aggiunge «anche quello a firma di Nag Arnoldi che rappresenta Giulietta e Romeo, di recente collocazione nei pressi della Sinagoga, vittima proprio poche settimane fa di uno sfregio sarcastico». E in merito al problema delle collocazioni, l’architetto precisa: «Bisogna saper valutare sia il valore dell’opera in sé, che il suo rapporto con il contesto. Per esempio l’opera di Castagna in piazza Isolo è bella, ma accentua la durezza del contesto, cosa che l’ha fatta mal digerire dalle persone. L’opera di Finotti in piazza Erbe è altrettanto bella, ma è sbagliato il basamento, che la fa apparire come fosse lì per caso, temporaneamente. Con un po’ più di coraggio avrebbe potuto essere lasciata a terra, come è stato fatto per Joyce, Saba e Italo Svevo a Trieste o Pessoa a Lisbona».

Ritorna alla mente un grande scultore veronese del ’900, Mario Salazzari, autore del Partigiano di piazza Bra, dei Gruppi equestri di Ponte della Vittoria e molti altre opere, che avrebbe voluto vedere il suo Monumento ai Martiri di Cefalonia e Corfù – realizzato negli anni ’60 e collocato, contro la sua volontà, su un alto piedistallo nei giardini di Circonvallazione Oriani – al Saval, in mezzo alla gente comune e alla loro altezza. «Aveva ragione Salazzari – ribadisce ancora una volta Forti – bisogna smettere di aggiungere segni al centro storico e pensare un po’ alle periferie. Fuori dal centro potremmo mettere i segni della contemporaneità aggiungendo valore alla città. Perché non possiamo pensare ad un’Arena della nostra era da costruire in periferia a firma di una qualche archistar? Tutto ciò che ci viene in mente invece è di mettere il velario per coprire l’Arena dei romani. L’Arena lasciamola stare per favore!». Il ricordo di Forti va anche ad alcuni interventi realizzati negli anni Settanta, «che – spiega – ancora funzionano, come la scultura dedicata all’Aviere in piazza Simoni, l’ancora con i delfini in piazza Pradaval, anche se un po’ decorativa, o la fontana di piazza Vittorio Veneto, nata intorno a un concetto architettonico alla Wright che rompeva un po’ gli schemi, poi purtroppo travisata e decontestualizzata. Ma dopo, esclusi pochi casi che si contano sulle dita di una mano, abbiamo visto una generale mancanza di qualità estetica, di attenzione e di capacità propositiva di un linguaggio veramente contemporaneo».

Camilla Bertoni
02 agosto 2013

Tratto da: Il Corriere del Veneto

Data: 2/08/2013

Note: Il Corriere del Veneto- L'inchiesta