L’IDEA. Visita guidata in gommone per scoprire la città dall’acqua L’ideatrice, Mareva De Frenza: «Tra i cittadinie il fiume un rapporto simbiotico fino a fine ‘800

Eravamo il secondo porto della Serenissima»Una prospettiva nuova per una visita guidata. Lavandaie a Ponte Pietra prima della costruzione dei muraglioni. Mulini sull’Adige nel 1897. Metti un viaggio indietro nel tempo nella storia di Verona, «armati» di remo e giubbetto di salvataggio. Aggiungi un tramonto con vista sul colle di San Pietro da un belvedere del tutto particolare, le onde dell’Adige. Concludi con un po’ di adrenalina per superare, facendo rafting, le rapide sotto le arcate di Ponte Pietra. Sono gli ingredienti delle serate ideate da Mareva De Frenza, guida turistica abilitata, che l’estate scorsa ha inaugurato un sodalizio con Adige Rafting di Davide Cocchio, regalando ai veronesi un’esperienza davvero unica: (ri)scoprire la propria città con una prospettiva del tutto particolare: il fiume che l’attraversa e la «abbraccia».EROI E «STRACHI». Perché da lì, dal basso dei muraglioni costruiti a fine Ottocento per preservare la città dalle alluvioni (distruttiva quella del 1882) Verona è un’altra storia. È la storia dei suoi ponti, fatta di aneddoti e di nomi ricorrenti sulla bocca dei veronesi, che per primi, spesso, ignorano le ragioni di quelle intitolazioni.Il tour parte, pagaia alla mano, sotto le arcate del ponte di Castelvecchio, costruito come via di fuga dei signori scaligeri che, dopo la morte di Cangrande I, avevano perso territori ma anche il favore dei veronesi. E prosegue sotto quello della Vittoria, al centro delle polemiche nel 1953, quando vennero ricollocate le quattro statue equestri tolte perché non fossero danneggiate durante la guerra: l’allora sindaco, Giovanni Uberti, riteneva alcuni particolari troppo espliciti, come ricorda il verso di Tolo Da Re «Ponte de la Vitoria, cavai, cojoni e gloria». Si arriva a Ponte Garibaldi (intitolato all’eroe dei due mondi che lo attraversò quando fu ospite, ad Avesa, del suo amico Carlo Sega) che pure, pochi lo sanno, nel 1935 era stato abbellito da alcune statue: «i stràchi», come i veronesi avevano ribattezzato quelle figure umane sdraiate, che alcuni hanno proposto di riposizionare, per rispetto della storia. Fino a metà Ottocento, al suo posto, c’era un traghetto, finché nel 1855 l’ingegnere inglese Alfredo Enrico Newille propose il progetto per un ponte in ferro. Lo costruì a sue spese, ma ottenne in cambio il diritto di pedaggio per veicoli e pedoni. Poco oltre, verso Ponte Pietra, ancora nell’Ottocento scendevano le lavandaie per lavare i panni direttamente al fiume. «GEMELLO» SCOMPARSO. E che dire del tanto ammirato ponte Pietra, fatto saltare dai tedeschi in fuga nella notte del 25 aprile del ’45 e con due arcate (quelle in pietra bianca) ricostruite con i blocchi originali ripescati dal greto dell’Adige? Pochi sanno che qualche metro a valle esisteva il ben più importante «gemello», di cui non è rimasta traccia: il ponte Postumio, parte integrante dell’omonima via (che nel tratto cittadino era il decumano massimo e che attraversava il nord Italia collegando Genova ad Aquileia).MULINI E TORRETTE. Ma da qui, dal punto di vista del suo fiume, la storia della città è anche quella dei suoi mulini, immortalati dal toponimo di piazzetta Bra Molinari, da dove, sospinti dalla furia delle piene, si sganciavano spesso andando a sbattere contro le arcate di Ponte Nuovo (ricostruito, non a caso, ben 12 volte). Ed è la storia dei suoi lungadige, come quello intitolato a Bartolomeo Rubele. Di chi si tratta? Di un giovane impavido facchino dell’antica Dogana, che nel 1757 non esitò a rischiare la sua vita per mettere in salvo quella di donne e bambini rimasti imprigionati, durante un’alluvione, all’interno della torretta in cui vivevano, posta a coronamento di Ponte Navi. Questo e tanto altro racconta in gommone Mareva de Frenza, la cui idea era quella di proporre un punto di vista insolito. «Approdati alla Dogana, poi, si ritorna a piedi al punto di partenza sempre con una descrizione di luoghi e aneddoti più curiosi della Verona meno conosciuta», dice. «Oggi i veronesi sanno pochissimo del loro fiume, attraversano ogni giorno i ponti ma non guardano mai in basso. Invece tutta la storia di Verona, è caratterizzata da un rapporto strettissimo con l’Adige, cessato in modo brusco a fine Ottocento con la costruzione dei muraglioni. Da allora Verona è passata da essere città sul fiume a città attraversata dal fiume. E pensare che in epoca veneziana era invasa dai profumi delle spezie che arrivavano dall’Oriente sulle barche: grazie all’Adige, Verona era addirittura il secondo porto della Serenissima». Per chi si fosse perso questo inedito viaggio, De Frenza e Adige Rafting contano di proporre il bis già sotto Natale, prima di ricominciare con le visite, a pieno ritmo, dal 2018. Informazioni e calendario sulla pagina Facebook «Tabula Peutingeriana» e all’indirizzo tpeutingeriana@gmail.com. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Elisa Pasetto

Tratto da: L'Arena giornale di Verona

Data: 19/11/2017

Note: Sezione "Cronaca"Da pag. 27