CITTÀ DA SCOPRIRE. Il 16 in Gran Guardia convegno con «lectio magistralis» di Franco Cardini.Tappa nel percorso di fede e cultura per attirare grandi flussi turistici

Da collaudato modello di volontariato culturale a paradigma sperimentale di slow tourism, il progetto «Verona Minor Hierusalem. Una città da valorizzare assieme» continua a collezionare credenziali, proprio come gli 83mila visitatori – pellegrini che per dodici mesi (dal novembre 2016) hanno battuto vie, salite, quartieri della sinistra d’Adige, tappa dell’itinerario Rinascere dall’Acqua. Verona Adildà del fiume. Un cammino che saluta il nuovo anno con un proposito ambizioso: l’inserimento tra i percorsi di fede e cultura della Romea Strata. «Questo l’impegno dell’amministrazione comunale», ha annunciato l’assessore alla Cultura, Francesca Briani, «che da oggi affiancherà il progetto della Diocesi di Verona, quale espressione virtuosa di una visione di gestione dell’offerta turistica da noi condivisa».Verona tappa privilegiata lungo la via Postumia, dell’arteria un tempo percorsa dai pellegrini medievali in cammino verso Roma, dunque, ma anche «meta favorita dai grandi flussi turistici attesi per l’Anno nazionale del Turismo Lento, il 2019, di cui il nostro territorio, proprio grazie a Verona Minor Hierusalem, sta già dando assaggio», ha detto Briani, che insieme al primo cittadino ha presentato l’appuntamento del 16 dicembre in Gran Guardia, «Una Piccola Gerusalemme per Verona. Una visione che appassiona» (dalle 9), coorganizzato da Vmh e Comune per presentare alla città l’esperienza vissuta da 83mila visitatori e 800 volontari, «e riallacciare il filo culturale del progetto, all’epoca in cui Verona fu inserita negli statuti cittadini come piccola Gerusalemme», ha aggiunto il sindaco Federico Sboarina, entusiasta dell’iniziativa, che «in questo periodo ben si sposa con gli itinerari natalizi, incrementando offerta culturale e impatto economico».Dell’esistenza di una Minor Hierusalem tra le mura scaligere dà per la prima volta notizia il professore emerito dell’ateneo scaligero Giampaolo Marchi, che delle origini di questa sua ricerca, poi sviluppata nell’esperienza «popolare» di Vmh, ragguaglierà sabato, affiancato dallo studioso di storia medievale Franco Cardini (oltre che dal vescovo Giuseppe Zenti e il presidente del Banco Bpm Carlo Fratta Pasini) ospite d’onore con una «lectio magistralis» dal titolo «Andare a Gerusalemme rimanendo in Italia». Un viaggio tra le mini Terre Sante di cui è stata rinvenuta traccia anche in altre località, «pronto a svelare l’unicità della Gerusalemme veronese», precisa il vicario alla Cultura della Diocesi Martino Signoretto. Con Vmh, infatti, «non abbiamo solo aperto delle chiese, ma un “territorio”, in cui attraverso l’itinerario d’oltre Adige il turista e il cittadino si scoprono esploratori tra una passeggiata, un quartiere e una collina, strettamente legati uno all’altro».E poi c’è il volto umano, rappresentato dagli 811 cittadini, che da semplici volontari impegnati nell’accoglienza nelle chiese, si sono resi attori del progetto stesso, «sviluppando ulteriori progetti di valorizzazione dei luoghi, ideando laboratori e mettendo a disposizione le proprie conoscenze e competenze», riferisce la responsabile Paola Tessitore. «Un’esperienza che ha contagiato sempre più cittadini, divenuti custodi del territorio, ma anche visitatori da fuori porta, tra cui Mantova e Vicenza, che hanno chiesto di entrare in squadra per vivere un volontariato culturale di cui molte città ancora sono sprovviste».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 19

Data: 12/12/2017

Note: Francesca Saglimbeni